Gli italiani e l’Europa (1) – Preoccupazione e insoddisfazione, ma non disaffezione

di Pier Giorgio Ardeni, 3 maggio 2019

Si dice che il sentimento anti-europeista sia diffuso e in aumento. Eppure, sondaggi e ricerche sembrano dire il contrario. C’è dunque speranza che il “sogno europeo” di Spinelli, Rossi e Colorni viva nelle menti degli italiani? Le elezioni per il Parlamento Europeo si avvicinano e molti commentatori le hanno già definite le più importanti da quando si vota per questo organo, oggi che l’Europa pare messa in discussione e le sue fondamenta appaiono fragili.

Nelle ultime settimane sono stati pubblicati diversi studi che vale la pena riprendere e porre all’attenzione del grande pubblico. Il primo è quello del Pew Research Center, un think-tank americano, intitolato “Europeans Credit EU With Promoting Peace and Prosperity, but Say Brussels Is Out of Touch With Its Citizens”, uscito nel marzo 2019. Lo studio riassume i risultati di un’indagine condotta in diversi paesi europei sulle opinioni dei cittadini riguardo all’Unione Europea e alle sue istituzioni. L’indagine è stata condotta nella primavera del 2018, ovvero all’epoca in cui in Italia si sono tenute le elezioni politiche che hanno mutato il panorama politico portando al governo i due partiti che più si erano proposti come “euroscettici”, ovvero il M5S e la Lega. Ed è alla luce di questa coincidenza che i risultati appaiono interessanti, poiché mostrano che quell’elettorato che ha scelto in maggioranza quei partiti più critici nei confronti dell’UE non nutra nei confronti dell’Europa sentimenti troppo diversi dagli altri concittadini europei.

Il primo risultato che va evidenziato, infatti, è che gli italiani non sono euroscettici quanto si pensi (figura sotto). Se i più diffidenti verso l’UE sono greci e britannici, tra gli italiani la maggioranza è a favore (58% contro 37% riguardo all’Unione, 48% contro 39% riguardo al Parlamento Europeo). Ancor più interessante è che tra gli elettori che hanno scelto i 5 Stelle, la maggioranza è pro-europea (43% vs 32%), così come lo è tra gli elettori della Lega (43% vs 33%). Lo stesso è vero, peraltro, tra gli elettori dell’AfD tedesco (il partito filo-nazista), del Rassemblement National francese della Le Pen, mentre non lo è tra gli elettori di Syriza in Grecia.

In Italia, i più favorevoli all’UE sono i giovani, mentre gli adulti di mezz’età e più lo sono in misura inferiore (e, in questo, siamo in linea con Francia e Germania, figura sotto). E in Italia come negli altri paesi, i più favorevoli all’UE sembrano essere i sostenitori dei partiti di centro-sinistra, rispetto a quelli del centro-destra o ai cosiddetti “populisti”. Pertanto, se il 4 marzo 2018 gli italiani hanno votato per il 50 per cento per M5S e Lega, non è vero che lo avrebbero fatto spinti da sentimenti anti-europeisti, almeno non più di quanto non lo siano i loro concittadini europei.

Cosa dunque non convince gli italiani (e gli europei) dell’Unione Europea? Principalmente, è come l’UE tratta le questioni “calde”, che più sembrano affliggere i cittadini da vicino. Su tre questioni sottoposte a domanda, nell’indagine del PEW Research Center – l’economia, la Brexit e la crisi dei rifugiati – il tasso di approvazione dell’UE appare alquanto basso, nella media europea come in Italia. In particolare, è su economia e rifugiati che l’approvazione dell’operato della UE appare per gli italiani alquanto insufficiente (solo il 20 e il 16 per cento degli italiani, rispettivamente, dà un giudizio positivo).

Sulla questione dei rifugiati, in particolare, l’insoddisfazione è generalizzata, con un’approvazione media pari al 23 per cento. La crisi dei rifugiati, che ebbe il suo picco tra il 2015 e 2016, ha lasciato segni profondi e un po’ dovunque sono più coloro che vorrebbero restringere l’afflusso dei rifugiati rispetto a quelli che lo lascerebbero aperto (figura sotto).

Il sentimento nei confronti degli immigrati varia considerevolmente tra gli europei. In Regno Unito, Svezia, Germania, Spagna, Francia e Paesi Bassi la maggioranza dei cittadini ritiene che gli immigrati rendono il loro paese più “forte”, apportando forza-lavoro e talenti, mentre in Polonia, Ungheria, Italia e Grecia la maggioranza ritiene che lo renderebbero più debole, andando a pesare sulla spesa sociale e sul mercato del lavoro. In Francia, Regno Unito, Spagna, Paesi Bassi, Ungheria e Polonia la maggioranza ritiene che non sono gli immigrati ad essere più responsabili della criminalità di altri, mentre in Grecia, Svezia, Germania e Italia la maggioranza è dell’opinione opposta. La percezione, un po’ ovunque, è che gli immigrati non si vogliano “integrare” e che vogliano mantenere usanze e costumi loro propri: solo in Francia, Svezia e Paesi Bassi la maggioranza è infatti dell’opinione che gli immigrati siano propensi ad integrarsi. Così come diffusa è la percezione che la presenza di immigrati aumenti i rischi di terrorismo: è singolare, però, che solo in Francia, Spagna e Regno Unito – i paesi dove il terrorismo ha colpito – la maggioranza dei cittadini è, infatti, dell’opinione contraria. I più, inoltre, sostengono gli immigrati illegali andrebbero deportati (primi tra tutti i greci, mentre tra gli italiani sono il 50% quelli a favore e il 39% i contrari). Tuttavia, anche se l’opinione prevalente è che si dovrebbero consentire minori flussi in entrata, i più sono a favore di una maggiore accoglienza verso coloro che rifuggono da guerre e violenze, Italia inclusa (il 56%, contro il 32% di chi vuole meno accoglienza verso i rifugiati). Inoltre, la maggioranza degli europei afferma che si dovrebbe consentire l’immigrazione di persone qualificate (high-skilled), anche se in questo caso italiani e ungheresi si distinguono per essere tra quelli che preferirebbero comunque minori flussi in entrata.

Se, dunque, l’immigrazione rimane una questione aperta, per i suoi effetti percepiti su sicurezza e tenuta del sistema di assistenza, è l’economia a rappresentare la fonte di maggiore preoccupazione, anche nei confronti dell’immigrazione, e, con essa, le politiche che la UE ha adottato finora. Sono infatti coloro con titolo di studio più alto – quelli che meno percepiscono la “concorrenza” degli immigrati – ad avere un atteggiamento più positivo nei confronti dell’immigrazione, in Italia come nel resto d’Europa.  Ciò che preoccupa maggiormente, comunque, è l’emigrazione verso l’estero: in Grecia, Spagna, Ungheria, Italia e Polonia, la grande maggioranza dei cittadini ritiene che la dipartita di concittadini verso altri paesi sia un problema (figura sotto).

Nella percezione degli europei, le prospettive si sono fatte più fosche e l’Unione Europea non sta facendo abbastanza. Se infatti, in Italia come negli altri paesi, l’opinione diffusa è che la UE ha fatto molto per promuovere la pace e i valori democratici (figura sotto), non abbastanza essa fa per promuovere la prosperità (solo il 41% degli italiani e il 35% dei greci è di questa opinione), essa è vista come “lontana dai cittadini”, è inefficiente e anche “intrusiva”. Insomma, l’Europa è una buona cosa, ma deve fare di più e meglio ed è per questo, forse, che un certo “euroscetticismo” trova consenso nell’elettorato italiano ed europeo.

Tra l’altro, alla domanda “ritieni che chi è adolescente oggi starà meglio economicamente dei suoi genitori” solo il 19% degli italiani (e il 15% dei francesi e il 18% dei greci) risponde affermativamente (contro il 59% dei polacchi, il 37% dei tedeschi, il 35% di ungheresi, olandesi e svedesi, il 24% degli spagnoli e il 23% degli inglesi). Al contrario, risponde che chi è adolescente oggi starà peggio l’80% dei francesi, il 72% degli spagnoli, il 70% degli inglesi, il 69% dei greci, il 61% degli italiani, il 52% dei tedeschi, il 54% degli olandesi, il 50% degli svedesi, il 41% degli ungheresi e il 25% dei polacchi.

Queste percezioni sono migliorate per gli italiani, rispetto a 5 anni prima, quando solo il 14% rispondeva positivamente e ben il 73% rispondeva negativamente, come per i francesi, i polacchi e gli inglesi, mentre sono peggiorate per tutti gli altri europei intervistati. In una prospettiva di più lungo periodo, però gli italiani appaiono tra i più scoraggiati. Alla domanda su come la situazione economica sia oggi rispetto a venti anni fa, solo il 10% degli italiani ritiene che sia migliore (contro il 7% dei greci, il 20% dei francesi, il 24% degli spagnoli, il 28% degli inglesi, il 33% degli ungheresi, il 36% dei tedeschi, il 45% degli olandesi, il 66% degli svedesi e il 68% dei polacchi). Ben il 72% degli italiani ritiene che le cose siano oggi peggio di 20 anni fa, un po’ meno dei greci (87%) ma più di ogni altro europeo.

E l’Unione Europea? Il 58% degli italiani ha oggi un’opinione favorevole (contro il 72% dei polacchi, il 63% di tedeschi e olandesi, il 62% di francesi e svedesi, il 57% degli ungheresi, il 48% degli inglesi e il 37% dei greci). Gli italiani favorevoli erano il 58% cinque anni prima (e non è quindi mutata) e ben il 78% undici anni prima (cioè prima che arrivasse la crisi). Gli italiani non approvano come la UE ha affrontato le questioni economiche, in primis (solo il 20% dà un giudizio positivo mentre il 64% lo dà negativo, come 2 anni prima), anche se è cresciuta la quota di chi ritiene che la UE comunque promuova la prosperità (41% a favore contro il 42% dei contrari, ma erano 31% contro 64% 4 anni prima).

In conclusione, se il 4 marzo 2018 gli italiani hanno votato in maggioranza a favore dei partiti più “euroscettici”, lo hanno fatto a ragion veduta, in reazione ad una percezione di un’Europa lontana dai cittadini, che non ha fatto abbastanza per l’economia, in una situazione economica divenuta via via meno promettente, in cui l’emigrazione verso l’estero è tornata ad essere una via d’uscita ed una preoccupazione. Un campanello d’allarme per le prossime elezioni – dopo un anno di governo dei partiti votati a maggioranza – che pone più di una domanda per chi “tiene” all’Europa, perché questa cambi, al di là degli slogan contro le derive “sovraniste” e nazionaliste.

Le opinioni e le percezioni dei cittadini sono cambiate in questi dodici mesi? Lo vedremo nella nostra prossima analisi, in cui guarderemo ai dati dell’Eurobarometro appena usciti. Seguiteci su questa pagina web!



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