Comunali 2017 – Partecipazione elettorale

La partecipazione elettorale diminuisce: dov’è la novità?

L’astensionismo cresce soprattutto al Nord e nelle regioni “rosse”
Al Sud l’affluenza più elevata

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L’Istituto Cattaneo di Bologna ha effettuato alcune elaborazioni sull’andamento della partecipazione al voto in occasione delle elezioni comunali di domenica 11 giugno. Si è trattato di un test importante che ha coinvolto 1.004 comuni per un totale di oltre 9 milioni di elettori. L’analisi si è concentrata sui 160 comuni superiori ai 15 mila abitanti. La tornata di domenica scorsa arriva dopo una lunga fase di appuntamenti elettorali, tra il 2013 e il 2016, che ha visto una forte contrazione dei votanti, scesi al 75% alle politiche e al di sotto del 60% alle europee e alle regionali, passando per il dato clamoroso del 2014 in Emilia-Romagna e Calabria quando andarono a votare circa 4 elettori su 10. Nella tornata amministrativa del 2016, la partecipazione ero scesa circa al 60%, con una contrazione rispetto alle elezioni del quinquennio precedente di circa 5 punti percentuali.

Anche in questa occasione era dunque lecito attendersi una diminuzione della partecipazione al voto, in linea con i trend storici di lungo periodo per questo tipo di consultazione. Ma di quanto è effettivamente calata la partecipazione? E, soprattutto, ci sono zone in Italia che mostrano andamenti divergenti in termini di astensionismo? Per rispondere a queste domande, la tabella 1 riporta sia i valori assoluti dei votanti nelle elezioni del giugno 2017 e di quelle precedenti (nella maggioranza dei casi, si tratta della tornata del 2012) sia il valore medio dell’affluenza nello stesso arco temporale. Come si può notare, in termini assoluti la partecipazione è calata di circa 430mila unità dal 2012 ad oggi. Un dato che segnala la progressiva disaffezione di un numero crescente di elettori nei confronti dei partiti e/o delle liste a livello locale. Tradotto in termini percentuali, nei 160 comuni superiori al voto nel 2017 l’affluenza si è fermata al 61,5%, mentre nella tornata precedente si era assestata al 68,1, con un calo di 6,6 punti percentuali.

Tuttavia, questi dati raccontano dinamiche diverse nelle varie aree geo-politiche del paese. Le diminuzioni più significative della partecipazione si osservano, infatti, nelle regioni del Nord (sia a est che a ovest) e del centro “rosso” (Emilia-Romagna, Toscana, Marche e Umbria). Per la precisione, nel Nord-est la partecipazione cala di 7,7 punti percentuali, nel Nord-ovest di 7 punti e nelle regioni “rosse” di 7,5 punti. Nel centro-sud, invece, l’aumento del non-voto è molto più contenuto, soprattutto al Centro, dove il calo è “solo” di 4 punti (al Sud del 4,9). È utile osservare, inoltre, che l’affluenza continua ad essere significativamente maggiore nelle regioni del Sud e del Centro rispetto a quelle del Nord, incluse quelle regioni “rosse” considerate un tempo la terra del civismo e della diffusa partecipazione politica.

Tabella 1. Confronto della partecipazione elettorale nei 160 comuni superiori al voto nel 2017 e nel 2012

Voti assoluti

% partecipazione elettorale (media)

2012 2017 2012 2017 Differenza 2017-2012 (v. assoluti) Differenza 2017-2012 (p. percent.)
Nord-est 1.041.582 917.532 63,9 56,2 -124.050 -7,7
Nord-ovest 435.360 382.857 64,0 57,0 -52.503 -7,0
Regioni “rosse” 475.512 422.871 65,6 58,1 -52.641 -7,5
Centro 405.169 362.701 67,0 63,0 -42.468 -4,0
Sud 1.622.754 1.465.194 72,3 67,4 -157.560 -4,9
Totale 3.980.377 3.551.155 68,1 61,5 -429.222 -6,6

Fonte: Istituto Cattaneo. Legenda: Nord-ovest: Valle d’Aosta, Piemonte, Liguria, Lombardia; Nord-est: Veneto, Trentino Alto-Adige, Friuli Venezia-Giulia; Regioni “rosse”: Emilia-Romagna, Toscana, Marche, Umbria; Centro: Lazio, Abruzzi, Sardegna; Sud: Molise, Campania, Basilicata, Puglia, Calabria, Sicilia.

Per osservare più nel dettaglio la trasformazione della partecipazione elettorale a livello comunale, la figura 1 riporta la tendenza di lungo periodo dell’affluenza nel corso degli ultimi venticinque anni, sempre per lo stesso campione di 160 comuni superiori. Il primo dato da sottolineare è la completa inversione di tendenza per quello che riguarda le regioni con un elettorato più partecipativo: se all’inizio degli anni novanta, quando venne introdotta l’elezione diretta del sindaco, le regioni con una maggiore partecipazione elettorale erano quelle del centro-nord (in testa il Nord-est con un’affluenza pari all’85,8%), oggi sono quelle del Centro e del Sud a mostrare una maggiore affluenza.

Il secondo dato da mettere in evidenza è il crollo della partecipazione avvenuto nel corso dei 25 anni considerati nella nostra analisi. Al nord e nelle regioni “rosse” la diminuzione si attesta in media attorno ai 26 punti percentuali, toccando il suo valore massimo (-29 punti percentuali) nel caso del Nord-est. In pratica, in queste regioni abbiamo assistito al calo costante e progressivo dell’affluenza, che ha comportato mediamente la perdita di un punto percentuale all’anno in termini di mobilitazione elettorale.

All’opposto, nelle regioni del Centro e del Sud il calo della partecipazione è meno costante e netto. Soprattutto al Sud, notiamo una riduzione dagli inizi degli anni novanta ad oggi di circa 12 punti percentuali, cioè meno della metà di quella osservata nelle altre zone del paese. Questa diversa propensione al voto locale permette alla regioni del Meridione di essere quelle dove oggi si registra una maggiore affluenza, in netto contrasto rispetto a quello che avviene, ad esempio, nelle elezioni politiche.

Figura 2. Andamento della partecipazione elettorale nei 160 comuni superiori ai 15 mila abitanti al voto nel giugno 2017 (valori percentuali)

In sintesi, gli elementi di riflessione rispetto alla partecipazione elettorale sono, a nostro avviso, almeno due. Il non-voto continua a crescere: la soglia scende sempre più, collocandosi attorno al 60% (in molte grandi città va a votare poco più di un elettore su 2). Se le elezioni politiche trattengono meno elettori, lo stesso avviene (in alcuni casi anche con ritmi maggiori) per le comunali, ma con alcune differenze. La partecipazione rallenta la caduta nelle regioni del Centro e del Sud Italia, mentre entra fortemente in crisi in tutte le altre aree del paese, incluse quelle tradizionalmente più partecipative.

Il secondo elemento su cui riflettere riguarda la diverse motivazioni o i diversi incentivi alla partecipazione nelle varie zone geo-politiche del paese. Al nord e nelle regioni “rosse”, l’aumento dell’astensionismo pare essere legato, in buona parte, a trasformazioni di lungo periodo: la scomparsa dei partiti di massa, l’assenza di formazioni politiche dai contorni ideologico-programmatici ben delineati e il relativo attenuarsi della “fedeltà” elettorale. Al Centro e, soprattutto, al Sud invece la scomparsa dei partiti tradizionali ha avuto un effetto meno consistente sulla partecipazione perché il voto era ed è più condizionato da rapporti locali/istici tra i candidati e gli elettori. Questa diversa attitudine al voto, o al non-voto, spiega i trend divergenti nella partecipazione osservati in Italia nelle elezioni amministrative.

Analisi a cura di Marco Valbruzzi (349 3294663)

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