Quando la politica fallisce e peggiora gli effetti delle catastrofi naturali: una storia esemplare

di Pier Giorgio Ardeni

La “grande carestia” – an gorta mór, in gaelico irlandese – fu quella che colpì l’Irlanda, al tempo parte del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda, tra il 1845 e il 1849 provocando fame, malattie, morte ed emigrazione in massa in quello che fu, assieme alle guerre napoleoniche, l’evento catastrofico più drammatico per tutto l’Ottocento in Europa. Circa un milione di irlandesi morirono e altrettanti furono costretti ad emigrare, soprattutto verso il Nord America. Oggi un libro, pubblicato dall’editore La vita felice ci richiama quei fatti lontani, con gli scritti di due studiosi, insigni esponenti del pensiero filosofico-politico ed economico dell’epoca, Carlo Cattaneo e John Stuart Mill. I due saggi di Cattaneo – Su lo stato dell’Irlanda e Dei disastri dell’Irlanda – vennero pubblicati nel 1844 e nel 1846-47, rispettivamente, mentre gli articoli di John Stuart Mill apparvero sul «Morning Chronicle» inglese fra il 1846 e il 1847.

La carestia, com’è noto, scoppiò a seguito dell’attacco di un microrganismo conosciuto come “peronospora” che distrusse gran parte del raccolto di patate, il cibo principale della dieta irlandese e praticamente l’unico alimento per migliaia di piccoli contadini affittuari. Il diffondersi del patogeno vegetale, però, fu solo la causa scatenante di quella tragedia, a cui contribuirono un arcaico sistema di proprietà e di concessione dei diritti per la lavorazione della terra ad affittuari bisognosi, la cattiva e tardiva risposta del governo e le politiche economiche fallimentari e controproducenti messe in atto per affrontare il problema.

Le prime misure adottate dal governo – di semplici ma scarsi aiuti, di calmierazione degli sfratti per gli affittuari incapaci di pagare e di assunzione dei contadini nei lavori pubblici – si dimostrarono inefficaci. Nessun blocco delle esportazioni di prodotti agricoli venne introdotto – come era stato nella carestia di fine Settecento – e le popolazioni più povere si trovarono a non poter neppure acquistare quel minimo di beni alimentari comunque disponibili. “Mente la gente moriva di fame perché non aveva di che nutrirsi né un minimo di salario, il commercio di beni tra Irlanda e Inghilterra continuò per tutto il periodo”, il che provocò un inasprimento del risentimento del popolo irlandese verso quello inglese che rimarrà per i decenni a venire. L’emigrazione, che già era cominciata nei decenni prima, divenne massiccia.

La carestia irlandese non fu solo un fallimento delle politiche liberiste. Come mostrano nei propri scritti Cattaneo e Mill, la colpa della Grande carestia non fu solo del laissez-faire, ma della situazione istituzionale irlandese, che non conosceva una proprietà diffusa e tutelata dall’ordinamento. I piccoli contadini, non proprietari ma affittuari dei grandi latifondisti, non erano tutelati: la perdita dei raccolti provocò povertà, l’impossibilità di pagare gli affitti, sfratti ed espropri. Proprio An Gorta Mór è una delle prove storiche dell’ineludibile nesso che lega il riconoscimento dei diritti di proprietà alla crescita economica. Fu un sistema di istituzioni “estrattive” e “non inclusive” (cui vanno aggiunti gli effetti delle politiche protezionistiche delle Corn Laws) a causare la grande carestia. Cattaneo e Mill sostengono, come poi molti altri compresero, che solo la diffusione dei diritti di proprietà avrebbe risollevato la disastrate condizioni economiche irlandesi. Il mancato intervento nella calmierazione dei prezzi e nel blocco dell’export di beni alimentari fecero il resto, e il governo inglese si rese colpevole di un peggioramento delle condizioni provocate dalla carestia.

Per saperne di più, si veda l’ottima pagina Wikipedia sulla great Irish famine e la recensione di Giuseppe Portonera.

An Gorta Mór. La Grande carestia irlandese (1845-1850)
Con scritti di Carlo Cattaneo e John Stuart Mill – A  cura di Valeria Carozzi e Luigi Mariani.
Editore La vita felice per la Fondazione Ivo de Carneri, Collana Fronteretro, 4
pp. 160, ottobre 2016, € 13.50 – ISBN/EAN 9788893460538