Comunali 2016 – Quel gran pezzo dell’Emilia sta perdendo pezzi?


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L’Istituto Cattaneo di Bologna ha effettuato alcune elaborazioni sui risultati delle elezioni amministrative che si sono tenute in Emilia-Romagna il 5 giugno. Cinquanta comuni e più di 850 mila cittadini emiliano-romagnoli erano chiamati al voto per il rinnovo dei loro consigli comunali e l’elezione del sindaco. Questo approfondimento del voto in Emilia-Romagna è utile anche alla luce dei risultati, per certi versi imprevedibili, delle elezioni in questa regione, a partire dal progressivo calo della partecipazione elettorale (superiore – come diminuzione – a quella registrata in altre regioni tradizionalmente meno partecipative) e per finire con l’esito inaspettato registrato nella città di Bologna. Che cosa sta succedendo allora in Emilia-Romagna, cuore tradizionale della subcultura rossa e, per molto tempo, celebrata roccaforte della sinistra italiana?

Il primo dato da analizzare nel dettaglio riguarda l’andamento della partecipazione elettorale in regione, in tutti i comuni chiamati al voto domenica 5 giugno. Come mostra la tabella 1, la partecipazione in Emilia-Romagna è calata, in media, di 8,4 punti percentuali rispetto alle comunali immediatamente precedenti: un dato superiore rispetto a quello registrato in tutti i comuni italiani (-5,5 punti percentuali). Disaggregando il dato a livello municipale, notiamo poi che in tutti e 50 i comuni della regione, tranne uno (di recente fusione: Alto Reno Terme), la partecipazione al voto è stata nettamente inferiore in confronto con la tornata amministrativa precedente. Il record negativo, come aumento dell’astensionismo, spetta al comune modenese di Montefiorino (-19,6 punti percentuali), seguito da Gaggio Montano (-18,6), Formignana (-14,9) e Bertinoro (-14,0). Al di là del già accennato caso di Alto Reno Terme, dove la partecipazione cresce di 7,5 punti percentuali, gli incrementi meno consistenti dell’astensionismo si registrano a Polesine Zibello (-1,4) e Ventasso (-2,2), tutti comuni di recente formazione (un elemento di novità che potrebbe aver contribuito a frenare le perdite verso l’astensione).

Tabella 1. Votanti alle elezioni comunali del 2016 nei 50 comuni al voto in Emilia-Romagna e confronto con le elezioni comunali precedenti

Comune Comunali 2016 (v.a.) Comunali 2011 (v.a.) Comunali 2016 (%) Comunali 2011 (%) Diff. comunali 2016-2011 (v.a.) Diff. comunali 2016-2011 (%)
Montefiorino 1139 1576 55,3 74,9 -437 -19,6
Gaggio Montano 2097 2885 54,5 73,1 -788 -18,6
Formignana 1422 1808 58,8 73,7 -386 -14,9
Bertinoro 4777 6012 54,1 68,1 -1235 -14,0
San Secondo Parmense 2834 3411 65,0 78,1 -577 -13,1
Agazzano 1100 1309 69,3 82,2 -209 -12,9
Castellarano 7174 8416 60,5 73,2 -1242 -12,7
Palagano 1194 1505 61,5 73,8 -311 -12,3
Borgonovo Val Tidone 3810 4411 65,1 77,0 -601 -11,9
Felino 4254 5049 62,9 74,7 -795 -11,9
Bologna 179325 215534 59,7 71,4 -36209 -11,8
Montescudo-Monte Colombo 3179 3713 56,0 67,3 -534 -11,3
Monghidoro 1990 2358 63,2 74,4 -368 -11,2
Castel del Rio 693 787 70,0 80,7 -94 -10,7
Ravenna 75527 88712 61,3 72,0 -13185 -10,7
Neviano degli Arduini 1891 2276 61,5 72,0 -385 -10,4
San Giovanni in Persiceto 13818 15907 62,3 72,4 -2089 -10,1
Finale Emilia 7855 9297 64,7 74,6 -1442 -9,9
Rimini 67729 77286 57,9 67,8 -9557 -9,9
Portomaggiore 6007 7256 63,3 73,0 -1249 -9,8
Pavullo nel Frignano 9412 10621 67,5 77,3 -1209 -9,8
Rottofreno 5672 6218 62,5 71,8 -546 -9,3
Cesenatico 13294 14735 64,0 72,7 -1441 -8,7
Cattolica 8120 9248 58,7 67,5 -1128 -8,7
San Martino in Rio 3908 4287 64,4 72,8 -379 -8,4
Cento 18079 20311 65,1 73,5 -2232 -8,1
Sala Baganza 2763 3016 64,4 72,6 -253 -8,1
Cortemaggiore 2428 2703 69,3 77,1 -275 -7,8
Casina 2567 2860 69,8 77,5 -293 -7,7
Codigoro 6569 7767 63,1 70,8 -1198 -7,7
Gazzola 1166 1273 67,1 74,4 -107 -7,3
Traversetolo 4820 5237 67,8 74,9 -417 -7,1
Fiorenzuola D’Arda 7498 8374 66,2 73,2 -876 -7,0
Vigarano Mainarda 4588 4907 71,8 78,3 -319 -6,5
Fontanellato 3604 4003 64,6 70,9 -399 -6,3
Sestola 1537 1750 69,1 75,2 -213 -6,1
Tresigallo 2507 2899 67,6 73,6 -392 -6,0
Cadeo 3307 3599 71,6 77,6 -292 -6,0
Novafeltria 4394 4792 70,2 75,7 -398 -5,5
Gropparello 1400 1606 62,7 68,1 -206 -5,4
Gatteo 4544 4472 64,8 70,0 72 -5,2
Sogliano al Rubicone 1978 2119 73,7 78,6 -141 -4,9
Goro 2380 2659 73,2 78,0 -279 -4,8
Busseto 3778 4069 68,7 73,0 -291 -4,3
Borgo Val di Taro 4149 4560 57,1 60,8 -411 -3,7
Pennabilli 1952 2085 72,4 75,8 -133 -3,4
Zocca 2535 2718 64,4 67,3 -183 -2,9
Ventasso 2728 2830 69,8 71,9 -102 -2,2
Polesine Zibello 1991 2025 72,1 73,5 -34 -1,4
Alto Reno Terme 4182 3818 74,0 66,5 364 7,5
Media     64,9 73,3   -8,4
Fonte: elaborazione Istituto Cattaneo sui dati del Ministero dell’Interno.

Nota: nel caso dei comuni frutto di fusione, il confronto è svolto con la somma dei dati dei singoli comuni che hanno dato vita al nuovo ente. In tre comuni (Felino, Gazzola e San Giovanni in Persiceto le elezioni precedenti si sono tenute nel 2014 e non nel 2011).

 

Se ci concentriamo sul capoluogo di regione (Bologna), si nota anzitutto il dato dell’astensionismo: cresciuto di circa 12 punti percentuali rispetto alle elezioni amministrative del 2011 (vedi figura 1). Allargando lo sguardo all’ultimo ventennio di elezioni bolognesi (dal 1994 al 2016), la partecipazione alle comunali del 5 giugno è stata la seconda più bassa nella storia di Bologna, superiore soltanto a quella, eccezionalmente ridotta, registrata in occasione delle elezioni regionali del 2014 (39,7%). Il dato delle recenti tornate elettorali che si sono tenute in città si inserisce, quindi, in un trend di calo ormai decennale che, a livello amministrativo, ha visto disperdere (o perdere verso l’informe “partito del non-voto”) all’incirca il 30% (in punti percentuali) dell’elettorato generale.

 

Figura 1. Partecipazione elettorale nel comune di Bologna dal 1994 al 2016 (% di votanti su elettori)

Partecipazione

Spostandoci dalla partecipazione all’analisi dei risultati del voto, il primo elemento da osservare riguarda il numero di comuni che i principali schieramenti hanno tenuto, conquistato o perso. La tabella 2 ci permette di svolgere questa analisi (tutti i dati si riferiscono – si badi bene – alla situazione elettorale nei comuni prima del ballottaggio sia nel 2011 che nel 2016). Come si può notare, il centro-sinistra controllava 28 comuni prima delle elezioni e oggi ne controlla (prima dei ballottaggi) soltanto 20, pari al 48,8% del totale. Una riduzione piuttosto netta che potrà soltanto essere alleviata, ma non annullata, dai turni di ballottaggio nei quali è presente un esponente del centro-sinistra (specificamente, in 8 ballottaggi su 9). Anche se il Pd, assieme ai suoi alleati, riuscisse a vincere in tutti i secondi turni di votazione, la riduzione nel controllo di alcuni comuni sarebbe comunque significativa (31 comuni controllati nel 2011 dopo i ballottaggi e, nel nell’ipotesi più ottimista per il Pd, 28 nel 2016). Per il centro-destra la situazione è leggermente più positiva: prima delle elezioni controllava 7 comuni su 40, mentre oggi 9 giunte municipali su 41 sono già (prima cioè del ballottaggio) espressione di una coalizione formata da Popolo della libertà e/o Lega nord, con qualche alleato minore.

All’interno di questo quadro, il vero vincitore è rappresentato dalle liste civiche, un soggetto politico dai contorni ancora incerti ma in forte ascesa, a livello locale, in regione (e non solo). Prima delle elezioni amministrative, le liste “puramente” civiche, del tutto slegate da legami o parentele partitiche, amministravano 5 comuni, mentre oggi – prima ancora dei ballottaggi – sono a capo di 12 municipalità. Alla crescita delle liste civiche in termini elettorali si accompagna, di riflesso, anche una loro espansione nel governo dei comuni, come testimoniano i dati appena presentati.

Tabella 2. Numero di comuni controllati dagli schieramenti politici prima e dopo le elezioni amministrative del 5 giugno 2016 (in entrambi i casi sono esclusi i comuni andati al ballottaggio)

Prima delle elezioni Dopo le elezioni
N. comuni % sul totale N. comuni % sul totale
Centro-sinistra 28 70,0 20 48,8
Centro-destra 7 17,5 9 22,0
Lista civica 5 12,5 12 29,2
Totale 40 100,0 41 100,0
Fonte: Istituto Cattaneo.

 

Come accennato in precedenza, in 9 casi (sui 50 comuni chiamati al voto in regione) sarà necessario un turno di ballottaggio per decidere chi sarà il sindaco. La tabella 3 ha disaggregato questi nove casi in base alla natura politica dei due principali concorrenti che si sfideranno al ballottaggio: in 5 comuni assisteremo ad una sfida “classica”, dal sapore nazionale, tra centro-sinistra e centro-destra; in 2 casi la sfida riguarderà il centro-sinistra contro una lista civica e in un caso una candidatura di natura civica concorrerà contro la coalizione di centro-destra. Infine, nell’ultimo caso di ballottaggio rimasto da analizzare si segnala la presenza del Movimento 5 stelle, che si presenterà a Cattolica contro una lista di centro-sinistra. Se il M5s non vincerà questa elezione, la sua presenza nei 50 comuni qui analizzati si limiterà all’espressione di qualche rappresentante nei consigli comunali, ma senza alcun ruolo di governo municipale.

Tabella 3. I comuni al ballottaggio in Emilia-Romagna

Tipo di ballottaggio N. Nome del comune
Cen-sin contro Cen-des 5 Bologna, Casina, Finale Emilia, Pavullo nel Frignano, Ravenna
Cen-sinistra contro lista civica 2 S. Giovanni in Persiceto, Cesenatico
Centro-sinistra contro M5s 1 Cattolica
Centro-destra contro lista civica 1 Cento
Fonte: Istituto Cattaneo.

 

Nell’insieme, questa tornata di elezioni amministrative ha prodotto – fino ad oggi e in attesa del fischio finale dei ballottaggi – 9 alternanze di governo: 7 fra queste hanno visto la sconfitta del centro-sinistra, 1 del centro-destra e la rimanente per una lista civica. È evidente che le sconfitte più numerose si osservano in casa del centro-sinistra, dove in 7 comuni tra quelli che controllava prima delle elezioni si è prodotta un’alternanza. In pratica, quasi in un comune ogni quattro. Diversa sorte è toccata sia ai comuni amministrati dal centro-destra, che hanno subito soltanto un’alternanza su 8, sia alle liste civiche, le quali sono state scalzate dal potere in un comune su 7. Questi dati mostrano che, non solo a livello nazionale ma anche in quello locale, “governare stanca”. In tempi di crisi economica perdurante e con le disponibilità finanziarie municipali fortemente limitate, il rischio di produrre sconforto e dissenso tra i cittadini è aumentato, così come – di conseguenza – quello di assistere ad alternanze di governo anche in una regione tradizionalmente nota per la sua (monolitica) stabilità politica.

Tabella 4. Alternanze nelle amministrazioni dei comuni dopo le elezioni amministrative del 5 giugno 2016 (non sono considerati i 9 comuni in cui si terrà il ballottaggio)

Centro-sinistra

nel 2011

Centro-destra

nel 2011

Lista civica

nel 2011

Alternanza nel 2016 No 16 6 6
7 1 1
Fonte: Istituto Cattaneo.

Nota: la tabella non include nel computo i 9 comuni andati al ballottaggio.

 

Per concludere questa disamina del voto in Emilia-Romagna, l’Istituto Cattaneo ha analizzato i risultati elettorali di tre liste politiche (Pd, M5s e Lega nord) che si sono presentate in alcuni dei 50 comuni. Naturalmente, questo confronto con le elezioni comunali precedenti e/o con quelle politiche del 2013 era possibile soltanto in quei contesti dove le tre forze politiche presentavano liste con il loro simbolo, in coalizione o meno con altri partiti[1]. Come riportato nella tabella 5, il Partito democratico subisce perdite elettorali, sia in termini assoluti che percentuali, in quasi tutti i comuni dove era possibile effettuare il confronto. Il calo più consistente, di circa 12 punti percentuali rispetto alle elezioni legislative del 2013, si osserva a Finale Emilia, comune modenese controllato fino ad oggi dal centro-sinistra (in attesa di ballottaggio) e gravemente danneggiato dal terremoto del 2012. Pur escludendo questo caso significativo ma estremo, il Pd subisce perdite importanti a Bologna (-5 punti percentuali rispetto al 2013), Cento (-10,6 p.p.) e Ravenna (-4,6 p.p.). Sono invece in controtendenza i dati di Cesenatico e Rimini, due comuni romagnoli dove il Pd ha registrato più consensi, in termini percentuali, sia rispetto alle politiche del 2013 sia alle comunali del 2011. Ciò detto, il quadro complessivo per il Pd in regione mostra più ombre che luci, e cioè una tendenziale contrazione dei consensi con, però, alcuni sparsi segnali di tenuta.

Per quel che riguarda il Movimento 5 stelle, il confronto con i precedenti del 2011 (elezioni comunali) e del 2013 (politiche) danno – come era prevedibile – risultati contradditori. Rispetto alla tornata amministrativa precedente, il M5s mostra segnali di crescita in tutti i comuni (5) nei quali era possibile effettuare la comparazione, con risultati che, in alcuni casi, superano (come a Codigoro) o sfiorano (a Castellarano) una crescita in punti percentuali pari al 20. Tuttavia, se confrontiamo i risultati del 2016 con quelli delle politiche 2013, il (presunto) boom dei pentastellati risulta piuttosto ridimensionato, tanto in termini percentuali che assoluti. Difatti, il M5s mostra un saldo negativo di voti in 11 comuni su 12 e, in media, un declino di circa 7 punti percentuali rispetto al 2013. Quindi, per il partito di Grillo, almeno per quanto riguarda l’Emilia-Romagna, il bilancio è quantomeno in chiaroscuro, con alcune luci e altrettante ombre. Certamente si segnala un tentativo, per certi versi riuscito, di strutturazione/rafforzamento del Movimento a livello municipale (laddove una lista grillina era presente, cioè in 14 comuni su 50; nel 2011 erano sempre 14 però su un totale di 46 comuni), ma al contempo il dato amministrativo mette ancora in evidenza la prevalente trazione nazionale del M5s: forte quando il messaggio arriva dall’alto verso il basso, ma più debole nella fase ascendente, quando la forza deve esprimersi nel contesto locale.

Da ultimo, resta da osservare l’andamento del voto alla Lega nord, che ormai da diversi anni si è insediata, spesso con (relativo) successo in Emilia-Romagna. I dati della tabella 5 mostrano che, in relazione alla crescita elettorale rispetto alle elezioni precedenti qui considerate, il partito di Salvini è il vero vincitore di questa tornata di consultazioni amministrative. Con un’unica e parziale eccezione, la Lega nord allarga i propri consensi elettorali in questa regione, in confronto sia con le comunali del 2011 che con le politiche del 2013. Ad eccezione del caso bolognese, dove la Lega perde 0,5 punti percentuali rispetto al 2011 (ma cresce di ben 8 punti se confrontata col 2013), in tutti gli altri comuni presi in esame da questo studio dell’Istituto Cattaneo il partito di Salvini espande la propria area di consensi, con una crescita media di 8 punti percentuali in relazione al 2011 e di oltre 15 punti rispetto al 2013. Da questo punto di vista, il bilancio regionale per i leghisti è sicuramente positivo, con moltissime luci e poche o forse nessuna ombra. La Lega nord mostra, infatti, un ulteriore rafforzamento in una regione nella quale aveva già da tempo deciso di insediarsi e questa crescita aggiuntiva potrebbe – e probabilmente potrà – essere fatta valere nel braccio di ferro all’interno dello schieramento di centro-destra per la definizione della leadership nazionale.

Tabella 5. Differenze di voto (valori assoluti e percentuali) tra comunali 2016 e 2011, e comunali 2016 e politiche 2013 per il Pd, M5s e Lega nord

Partito Diff. comunali 2016-2011 v.a. Diff. comunali 2016-2011 (%) Diff. comunali 2016-politiche 2013 v.a. Diff. comunali 2016-politiche 2013 (%)
Partito democratico*
Bologna -12281 -2,8 -32155 -5,0
San Giovanni in Persiceto -1227 -1,1 -1410 +4,0
Cento -703 -4,3 -3151 -10,6
Cesenatico +948 +7,5 +198 +8,2
Finale Emilia -1370 -14,6 -844 -12,5
Ravenna -8006 -6,7 -12581 -4,6
Rimini +1075 +3,7 +4402 +19,4
Cattolica -218 -3,7 -917 +0,6
Media   -2,7   -0,1
Movimento 5 stelle
Bologna +10358 +7,2 -15500 -2,5
Codigoro +1562 +27,2 +282 +12,0
Cesenatico +896 +7,1 -1899 -8,1
Gatteo -1233 -21,8
Pavullo nel Frignano -821 -5,8
Sestola -115 -7,3
Sala Baganza +220 +9,2 -514 -12,0
Fiorenzuola D’Arda -678 -5,5
Castellarano +1133 +17,4 -1682 -11,6
Cattolica -1484 -4,6
Montescudo – Monte Colombo -442 -5,8
Novafeltria -876 -19,90
Media   +13,6   -7,5
Lega Nord
Bologna -2897 -0,5 +12966 +8,3
Cento +1349 +9,1 +2012 +14,8
Formignana +361 +27,1
Portomaggiore +425 +10,7 +1356 +22,6
Cesenatico -298 -2,3 +508 +4,5
Finale Emilia +498 +8,3 +1180 +20,1
Pavullo nel Frignano +1303 +5,5
Ravenna +4359 +7,0 +5014 +12,5
Cattolica +305 +28,3 +505 +20,9
Rimini +2805 +5,1 +6268 +10.9
Media   +8,2   +15,2
Fonte: Istituto Cattaneo.

Legenda: * = nelle liste del Partito democratico sono incluse, laddove presenti, le liste in appoggio allo stesso candidato sindaco, mentre non sono state considerate le altre liste civiche presenti nella coalizione di centro-sinistra. Nel caso del M5s, sono stati considerati esclusivamente quei comuni dove una lista grillina si è presentata alle elezioni comunali sia nel 2011 che nel 2016.

 

Alla fine di questo rapido viaggio elettorale nell’Emilia-Romagna è opportuno tentare di dipingere un quadro complessivo delle trasformazioni che queste elezioni amministrative sembrano aver delineato o ulteriormente chiarito. Innanzitutto, l’Emilia-Romagna difficilmente può continuare ad essere considerata il punto di riferimento indiscusso, per non dire il modello, di una partecipazione politica ed elettorale ampia, diffusa e stabile nel tempo. Anche l’elettorato emiliano-romagnolo mostra segni evidenti di disaffezione e distacco nei confronti della politica e dei suoi riti democratici. Da questo punto di vista, un’era sembra essersi conclusa e l’Emilia-Romagna, purtroppo, si sta rapidamente allineando alle tendenze già in atto anche in altre regioni. Insomma, “quel gran pezzo dell’Emilia”, come la definiva Edmondo Berselli, sembra aver perso un tassello importante del suo puzzle: l’ampia partecipazione dei cittadini al gioco democratico per eccellenza, quello elettorale.

Al contempo, mentre una parte consistente e crescente di cittadini emiliano-romagnoli decide di non recarsi alle urne, gli elettori che restano e decidono di (farsi) contare si dimostrano sempre più mobili, disposti a cambiare schieramento e a punire gli amministratori in carica. Una tendenza che, inevitabilmente, colpisce soprattutto il partito che elettoralmente, in regione, l’ha sempre fatta da padrone, ovvero il principale partito di centro-sinistra (oggi Pd) in tutte le sue trasformazioni o configurazioni. Se “quel gran pezzo dell’Emilia” era – sempre per citare Berselli – una “terra di comunisti”, cioè una roccaforte rossa e di sinistra, oggi anche questa descrizione deve essere rivista. L’Emilia-Romagna, con tutti i suoi comuni, sta diventando una terra politicamente sempre più contendibile, dove la sfida al centro-sinistra arriva da più parti e da diversi soggetti, siano essi espressione di liste civiche, dell’anti-politica oppure, più classicamente, di un centro-destra che ha imparato a ricompattare le proprie componenti. Insomma, “quel gran pezzo dell’Emilia” si sta sfaldando e si aprono nuove opportunità per soggetti o imprenditori politici innovativi. Dal “gran pezzo” al “gran puzzle” dell’Emilia-Romagna il passo può essere brevissimo.

 

Analisi a cura di Marco Valbruzzi

 

 

Fondazione di ricerca Istituto Carlo Cattaneo

Tel. 051235599 – 051239766 / Sito web: www.cattaneo.org

[1] Al fine di comparare – per quanto possibile – i risultati delle elezioni politiche con quelli delle comunali, abbiamo considerato, nel caso del Pd, anche le cosiddette “liste del sindaco”, ossia quelle che contengono nel loro logo il nome del candidato; sono state escluse invece le liste civiche/non-partitiche di “accompagnamento” comprese nella coalizione. Per il confronto tra le due elezioni comunali (2016 e 2011), sia per il Pd che per la Lega nord il confronto è stato svolto soltanto in quei comuni nei quali era presente e riconoscibile il logo dei due partiti nelle due tornate elettorali, escludendo tutte le altre consultazioni. Infine, per il M5s la comparazione è stata eseguita unicamente all’interno di quei comuni dove il partito grillino aveva presentato una propria sia nel 2011 che nel 2016.