Elezioni europee 2019 – Terza simulazione sulla ripartizione dei seggi

Popolari-Socialdemocratici senza maggioranza: il bisogno di un nuovo alleato

La continua crescita dei gruppi “sovranisti”

L’Italia è il paese dove le forze europeiste potrebbero essere più deboli

Introduzione

Le elezioni europee del maggio 2019 si avvicinano sempre più e le discussioni sui cambiamenti che queste determineranno sui futuri assetti dell’Unione Europea (Ue) assumono una rilevanza sempre maggiore.

La promessa, o la minaccia, di un radicale rivolgimento dei rapporti di potere tra le diverse anime politiche del continente fa spesso capolino nei proclami di alcune forze politiche, a cominciare dai due partiti che sono al governo nel nostro paese, il Movimento 5 stelle (M5s) e la Lega. Tra l’altro, nelle scorse settimane, i leader dei due partiti, Luigi Di Maio e Matteo Salvini, hanno occupato le prime pagine dei giornali per le loro “missioni” all’estero per stabilire contatti con forze politiche europee in vista della formazione dei nuovi gruppi nel futuro europarlamento.

La rilevanza politica di questo appuntamento ha suggerito all’Istituto Cattaneo di monitorare l’andamento delle intenzioni di voto nei diversi paesi dell’Unione e di fornire, sulla base di queste intenzioni, delle stime della distribuzione dei seggi nell’europarlamento.

Per compiere queste stime abbiamo proceduto come già avevamo fatto a luglio e ad ottobre. Abbiamo considerato le intenzioni di voto espresse nei sondaggi raccolti dal sito Poll of Polls (https://pollofpolls.eu/), facendo, per ogni paese, la media tra i sondaggi compresi tra il 20 dicembre 2018 e il 20 gennaio 2019. In ogni paese, abbiamo considerato un solo sondaggio per singolo istituto di ricerca: nel caso vi fossero, nel periodo considerato, più sondaggi effettuati da uno stesso istituto abbiamo considerato solo il più recente, scartando gli altri.

Ipotizzando che gli elettori europei votino il 26 maggio come dichiarato in questi sondaggi, abbiamo dunque stimato la distribuzione dei seggi che ne deriverebbe per ciascuno dei 27 Stati-membri (ad esclusione, in attesa della decisione sulla Brexit, del Regno Unito).

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