Elezioni europee 2019: una prima simulazione sulla ripartizione dei seggi

L’alleanza Popolari-Socialdemocratici perderà la maggioranza assoluta?
“Sovranisti” euroscettici: notevole crescita, ma nessuna “ondata nera”
Sempre più decisivi Alde e “centristi”

L’importanza delle prossime elezioni europee

Le elezioni europee del 2019 saranno un appuntamento di enorme importanza. Le trasformazioni dei sistemi politici nazionali hanno fatto della posizione nei confronti del processo di integrazione europea un nodo cruciale nell’identità dei partiti e nelle linee di frattura intorno a cui si struttura la competizione politica. Molti partiti hanno messo, direttamente o indirettamente, sotto accusa l’Unione europea (Ue) per le modalità con le quali ha gestito l’intreccio di crisi (economica, politica, sociale e migratoria) che si sono accumulate in Europa nel corso dell’ultimo decennio.
Di recente, Matteo Salvini, ministro dell’Interno e leader della Lega, ha presentato la prossima scadenza elettorale per il rinnovo del Parlamento europeo (Pe) come una sorta di “referendum” tra “noi” (cioè, l’insieme al momento indefinito delle forze cosiddette sovraniste ed euroscettiche) e le “élite europee”, per la maggior parte espressione dei partiti mainstream, legati alle culture politiche dominanti nello scorso secolo (socialdemocratici, cristiano-democratici e liberali).
Molti sistemi politici hanno visto la crescita di partiti populisti e dichiaratamente euroscettici. La stampa italiana e internazionale ha più volte esaminato i retroscena sui contatti tra questi partiti, spesso fautori di un mutamento del quadro di alleanze geopolitiche, e delle loro intenzioni di modificare la composizione dei gruppi dell’europarlamento.

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