Elezioni amministrative giugno 2018

Un bilancio elettorale nei comuni superiori ai 15 mila abitanti
Il Pd tiene grazie al suo radicamento territoriale e la Lega si allarga ancora
La “fisarmonica” del M5s contribuisce al ritorno del bipolarismo municipale

Il voto amministrativo di domenica scorsa, soprattutto a livello delle città capoluogo, ha registrato un ulteriore allargamento dei consensi a favore della coalizione del centrodestra (e, in particolare, della sua componente leghista), i segni di una “tenuta” elettorale del Partito democratico, grazie al radicamento dell’organizzazione partitica ancora presente sul territorio, e infine un indebolimento del Movimento 5 stelle rispetto ai risultati estremamente positivi osservati nelle politiche del 4 marzo, specialmente nelle regioni del Sud.
Per approfondire l’analisi del voto amministrative del 10 giugno, l’Istituto Cattaneo ha confrontato i risultati elettorali delle principali forze politiche con quelli della precedente tornata di elezioni amministrative (la maggior parte si è tenuta nel 2013) e quelli, più recenti, del 4 marzo. Naturalmente, si tratta di elezioni di “ordine” diverso, con una competizione che avviene, nel caso delle politiche, sul piano nazionale, e un’altra che si gioca totalmente su tematiche e attorno a personalità territorialmente localizzate. Il confronto tra elezioni disomogenee, che si tengono cioè su piani di analisi diversificati, sebbene ponga dei limiti di natura metodologica di cui abbiamo tenuto conto, consente allo stesso tempo di mettere in luce alcune caratteristiche tipiche del consenso ai partiti e del loro radicamento elettorale nelle città italiane.
Oltre a chiederci quant’è cresciuto o diminuito il consenso dei partiti nel passaggio tra diverse competizioni elettorali, intendiamo quindi indagare il tipo di radicamento sul quale possono fare affidamento le forze politiche in base ai contesti nei quali si trovano a competere.

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