Il Manifesto – Test di medicina, in 66mila per soli 9mila posti

di Massimo Franchi, 05.09.2017
Università. Ricerca dell’Istituto Cattaneo sulla graduatoria nazionale: non supera il divario Nord-Sud.
Stamattina dalle ore 11 ma l’arrivo è previsto ben prima 66.907 matricole saranno alle prese con la
prova di ingresso per entrare nelle 37 facoltà pubbliche di medicina disseminate lungo la penisola.
Nei giorni in cui il ricorso dell’Unione degli universitari contro il numero chiuso alla Statale di
Milano è stato accolto dal Tar del Lazio, la facoltà per cui quella norma è nata nel 1999 tiene il suo
ormai tradizionale quiz valutativo. I posti a disposizione nelle università pubbliche sono circa 9.100.
La percentuale di esclusione è quindi di oltre l’86 per cento rispetto al numero di domande.
Domande che rispetto al 2016 sono in aumento di oltre 4mila, anno in cui si segnò comunque una
leggera ripresa rispetto al 2015.
A Roma le matricole saranno più di 10mila tra La Sapienza, Tor Vergata e Campus Biomedico; 8 mila
circa a Napoli; 5mila a Milano; 3mila a Torino. A Bologna i posti sono calati da 403 a 355, ma
crescono gli iscritti: da 3.023 a 3.161.
Dal 2013-2014 l’esame è con graduatoria nazionale. E proprio ieri l’Istituto Cattaneo ha reso
pubblica una valutazione di questa importante innovazione.
La ricerca curata da Andrea Zoboli considera tutti i dati del Miur analizzando nel dettaglio le scelte
dei laureandi, degli atenei e la migrazione territoriale nel corso negli ultimi tre anni con particolare
attenzione agli ultimi due.
E il giudizio è bivalente. Se da un lato «l’obiettivo di privilegiare il merito dei candidati, svincolando
la loro ammissione da dinamiche prettamente locali (non necessariamente virtuose) sembra almeno
parzialmente raggiunto oggi basta effettivamente arrivare tra i primi novemila della graduatoria per
potersi iscrivere», dall’altra però «questo meccanismo non incide tuttavia in maniera drastica su una
mobilità interna che vede gli studenti fuori-regione passare, tra 2010 e 2015, dal 19% al 23%:
crescita che si deve prevalentemente alla precedenza che i candidati maturano sui posti garantiti
dalla rispettiva facoltà sede d’esame». Rimane dunque «una disparità territoriale» che «vede al Nord
le facoltà migliori e, proprio in ragione del fatto di esservisi iscritti, i migliori studenti. Ci troviamo
dunque di fronte ad una concentrazione di capitale umano, in parte anche proveniente dal
Mezzogiorno, che non potrà che alimentare sé stessa, conservando una reputazione accademica
magnetica e formando professionisti che, con buona probabilità, metteranno le proprie competenze
a disposizione di sistemi sanitari regionali che le principali ricerche collocano stabilmente ai vertici
nazionali per qualità». Riproducendo, dunque, la stessa disparità.
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