L’Istituto Cattaneo si unisce al dolore dei familiari per la scomparsa di Luigi Pedrazzi

L’Istituto Cattaneo si unisce al dolore dei familiari per la scomparsa di

Luigi Pedrazzi

fondatore, presidente dal 1978 al 1996, maestro e riferimento sempre presente.

Per tutta la comunità dell’Istituto Cattaneo:
Pier Giorgio Ardeni, Roberto Cartocci, Nicoletta Cavazza, Asher Colombo, Piergiorgio Corbetta, Maurizio Morini.

 

Così lo ricordiamo con gli amici del Mulino. Ciao, Gigi.

Se n’è andato Luigi Pedrazzi, ultimo di quella pattuglia di ragazzi, neolaureati o poco più, che nel 1951 diedero vita alla rivista «il Mulino» e poi di seguito, negli anni, alla società editrice, all’Istituto Cattaneo, alla Biblioteca del Mulino.

Gigi (così era per tutti) ha seguito lo sviluppo del Mulino per oltre sessant’anni: è stato direttore della rivista (1961-65), presidente dell’editrice (1965-74), del Cattaneo (1978-1996), dell’Associazione «il Mulino» (1967-68 e 2009-11). Soprattutto è stato grazie a lui e alla sua straordinaria generosità se nel 1964, quando l’iniziale proprietario aveva deciso di ritirarsi, i «ragazzi» del Mulino poterono rilevare rivista e casa editrice facendosi, come usava dire lui, imprenditori di se stessi. Con una sorta di santa avventatezza, riconobbe un segno della provvidenza nella coincidenza fra la crisi con la proprietà del Mulino e una cospicua eredità arrivatagli da uno zio, e con quella salvò il Mulino. Dieci anni dopo, con uguale serenità, lasciò la sua carica nell’editrice per correre la breve avventura di un nuovo quotidiano bolognese, «il foglio». Nel 2009, a oltre ottant’anni, accettò di tornare in servizio, per così dire, presiedendo l’Associazione nel difficile triennio che seguì la morte di Giovanni Evangelisti, perno del Mulino per oltre quattro decenni. Gigi era così, sempre disponibile, corazzato in una sua inscalfibile, sorridente serenità.

Come ha detto Romano Prodi, «la sua vita ha rappresentato e rappresenta un’eccezionale sintesi di tante generosità. Generosità materiali e generosità di disponibilità». Pedrazzi, sono ancora parole di Prodi, era «uomo di cultura, uomo politico, uomo profondamente religioso ma, soprattutto, un uomo buono anche se, fortunatamente, non un buon uomo, come si usa dire. Un uomo generoso che ha messo la sua ricchezza al servizio dell’arricchimento di tutti, indifferente, talvolta oltre la prudenza, ad ogni calcolo e ad ogni rischio personale».