Comunali 2017 – I flussi in 7 città al ballottaggio

 

I flussi di voto tra primo e secondo turno in 7 città

                  Genova, Parma, Padova, Verona, Como, Asti, L’Aquila                 

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All’indomani del voto per i ballottaggi, l’Istituto Cattaneo sta svolgendo delle analisi sui flussi di voto che si sono verificati tra i due turni delle elezioni comunali.

In questo primo comunicato sono state prese in esame 7 città: Genova, Parma, Padova, Verona, Como, Asti, L’Aquila.

Seguiranno successivi aggiornamenti relativi ad altre città.

Genova

Com’è noto, nella città della Lanterna già al primo turno il candidato del centrodestra (Bucci), risultato poi vincitore, era in vantaggio rispetto a quello del centrosinistra (Crivelli). L’interrogativo principale riguarda il comportamento degli elettori che avevano scelto uno dei candidati esclusi dal ballottaggio. In particolare, il Movimento 5 stelle disponeva al primo turno di un ampio bacino di voti: dove sono finiti al secondo turno?

Nella tabella sono riportati i flussi di voto tra i due turni calcolati sul totale degli aventi di diritto al voto. In tal modo è possibile vedere anche i flussi da e per il “non-voto”, ossia l’ampia categoria che comprende astenuti, schede bianche e nulle. In un ballottaggio, i flussi verso (e, qualche volta, da) questa categoria possono risultare decisivi nel provocare ribaltamenti e sorprese.

Gli elettori dei candidati ex-cinquestelle (Putti e Cassimatis) sono stati raggruppati.

Tab. 1 Flussi di voto tra primo e secondo turno, Genova (flussi sul totale degli elettori)

Crivello (c-sx) Bucci (c-dx) Pirondini (M5s) Ex5Stelle Altri Astenuti Tot
Crivello (c-sx) 14,2 0,0 1,0 1,7 0,9 0,7 18,5
Bucci (c-dx) 0,7 18,1 2,4 0,6 0,5 0,6 22,9
Astenuti 0,6 0,0 5,0 0,5 0,3 52,1 58,6
Tot 15,5 18,1 8,4 2,8 1,8 53,4 100,0

Vr = 0,7

Prevedibilmente, gli elettorati di Crivello e Bucci si confermano in larga misura al secondo turno, ma il primo ha subito delle piccole (ma significative) perdite (verso lo stesso Bucci e verso l’astensione).

Per quanto riguarda il bacino dei cinquestelle (Pironini), la maggioranza di questo elettorato confluisce nell’astensione. Tra i due candidati rimasti in lizza è Bucci ad avvantaggiarsi maggiormente dal voto dei cinquestelle che si sono recati alle urne.

Crivello, peraltro, recupera quasi tutto lo svantaggio subito nell’elettorato di Pirondini col vantaggio ottenuto nel bacino degli ex 5 stelle.

I recuperi dall’astensione sono scarsamente rilevanti.

In definitiva, il secondo turno genovese ha dunque raccontato una storia abbastanza banale confermando in buona sostanza gli esiti del primo turno (Bucci ha di poco incrementato il vantaggio, grazie soprattutto a qualche fuga dall’elettorato di Crivello).

Il diverso comportamento degli elettori di Pirondini e di quelli degli ex cinquestelle è un elemento interessante intorno a cui riflettere per trarre indicazioni sull’attuale identità del “partito di Grillo”. 

Parma

Anche a Parma, come a Genova, le gerarchie emerse al primo turno hanno trovato conferma al ballottaggio: Pizzarrotti (candidato di una lista civica) era in vantaggio su Scarpa (centrosinistra) ed è poi risultato vincitore.

Anche a Parma, come a Genova si nota che l’elettorato del centrosinistra risulta un po’ infedele. Ci sono quote di questi elettori che saltano dalla parte opposta premiando Pizzarotti oppure che non vanno più a votare. Come si vede, confrontando questa tabella con la precedente su Genova, le fughe dall’elettorato di centrosinistra tra i due turni, a Parma sono state più consistenti.

Come spiegarlo? Si tratta di un comportamento apparentemente strano e incomprensibile: dopo aver sostenuto un candidato al primo turno perché smettere di sostenerlo al secondo o addirittura passare al campo avverso? Probabilmente, la spiegazione non sta in cambiamenti di idee determinati dall’opera di convincimento svolta dai candidati sindaco tra i due turni. La spiegazione è dovuta alle diverse logiche del voto nel primo e nel secondo turno. Al primo turno, è rilevante il peso del “voto personale”, delle scelte spinte dal voto di preferenza sollecitato dai candidati consiglieri. Al secondo turno, quando questa motivazione viene meno, una parte di elettori diserta le urne oppure modifica la scelta di voto.

Al di là di questo notiamo che l’elettorato del centrodestra (Cavandoli) in prevalenza confluisce (prevedibilmente) su Pizzarotti mentre quello (di dimensioni molto ridotte) del M5s (Ghirarduzzi) si sposta in prevalenza verso il non-voto.

Dunque Pizzarotti ha incrementato il suo scarto (al primo turno aveva circa 1.500 voti di vantaggio su Scarpa, al secondo più di 10.000) grazie ai flussi documentati dalla tabella:

– la maggior compattezza del proprio elettorato, che non ha subito perdite tra i due turni

– la conquista di un flusso significativo proveniente da Cavandoli

Tab. 2 Flussi di voto tra primo e secondo turno, Parma (flussi sul totale degli elettori)

Pizzarotti (civ) Scarpa

(c-sx)

Cavandoli

(c-dx)

Ghirarduzzi (M5s) Altri Astenuti Tot
Scarpa (c-sx) 0,0 14,5 1,4 0,1 1,8 0,8 18,6
Pizzarotti (civ) 18,1 1,3 4,5 0,3 1,3 0,0 25,5
Astenuti 0,1 1,3 4,2 1,3 2,2 46,8 55,9
Tot 18,2 17,1 10,1 1,7 5,3 47,6 100,0

Vr = 1,2

Padova

Padova è un caso molto interessante perché tra i due turni si è verificato un ribaltamento: da un vantaggio di Bitonci (centrodestra) alla vittoria di Giordani (centrosinistra).

Come si spiega questo ribaltamento?

La tabella lo evidenzia in modo molto chiaro. L’elettorato di Lorenzoni (candidato sostenuto da due liste civiche) si è quasi interamente riversato su Giordani.

Oltre a questo c’è poco da dire.

Per quanto riguarda i candidati principali, si può osservare che Giordani perde qualcosa verso Bitonci e Bitonci perde qualcosa verso l’astensione.

Per quanto riguarda l’elettorato del M5s (Borile) il flusso maggiore premia Bitonci ma a Giordani finisce un flusso di poco inferiore.

Tab. 3. Flussi di voto tra primo e secondo turno, Padova (flussi sul totale degli elettori)

Giordani

(c-sx)

Bitonci

(c-dx)

Borile

(M5s)

Lorenzoni

(civ)

Altri Astenuti Tot
Giordani (c-sx) 15,6 0,0 1,0 10,2 0,1 2,2 29,2
Bitonci (c-dx) 1,7 21,5 1,4 1,2 1,3 0,0 27,1
Astenuti 0,3 2,8 0,7 2,4 0,0 37,4 43,7
Tot 17,6 24,3 3,2 13,8 1,5 39,6 100,0

Vr = 2,4

 

Verona

A Verona Sboarina (centrodestra), già in vantaggio al primo turno, si è confermato al secondo, incrementando lo scarto su Bisinella (candidata “civica”), da meno di 7.000 voti a più di 13.000.

I flussi ci dicono anzitutto che Sboarina ha confermato interamente il suo elettorato mentre Bisinella ha subito una perdita di discreta entità verso l’astensione.

Più di metà dell’elettorato di Salemi (candidata del centrosinistra) è finito nell’astensione: tra chi si è recato al voto Bisinella ha prevalso largamente.

Al contrario, nel più ridotto elettorato del M5s (Gennari), dopo l’astensione, la scelta prevalente è stata per Sboarina.

Sboarina riesce inoltre a conquistare flussi di discreta entità tra i candidati “minori” (che a Verona rappresentavano un bacino di una certa consistenza).

Tab. 4. Flussi di voto tra primo e secondo turno, Verona (flussi sul totale degli elettori)

Salemi

(c-sx)

Sboarina

(c-dx)

Gennari (M5s) Bisinella (civ) Altri Astenuti Tot
Sboarina (c-dx) 1,7 16,1 2,0 0,2 3,0 0,4 23,4
Bisinella (civ) 4,3 0,6 0,4 10,5 1,0 0,0 16,9
Astenuti 6,9 0,0 3,0 2,8 4,7 42,4 59,8
Tot 12,9 16,7 5,4 13,5 8,7 42,8 100,0

Vr = 0,1

 

Como

A Como conferma delle gerarchie del primo turno: vince Landriscina (centrodestra) ma il suo scarto su Traglio (centrosinistra) si riduce (da 2.700 a 1.300 voti). Particolarmente consistente l’area del non voto (oltre il 65% degli aventi diritto).

Dall’elettorato dei due candidati maggiori notiamo fuoriuscite simili che passano reciprocamente da uno all’altro, annullandosi a vicenda. Landriscina patisce però una perdita di un certo rilievo verso l’astensione.

Gli elettori cinquestelle (Aleotti) vanno in prevalenza verso l’astensione e, in seconda battuta, premiano Landriscina.

Consistente è il flusso che dal candidato civico Rapinese passa a Landricina mentre del candidato Magatti, che disponeva di un bacino più ridotto, è Traglio ad avvantaggiarsi maggiormente.

Tab. 5. Flussi di voto tra primo e secondo turno, Como (flussi sul totale degli elettori)

Traglio (c-sx) Landriscina (c-dx) Aleotti (M5s) Magatti (civ) Rapinese (civ) Altri Astenuti Tot
Traglio (c-sx) 11,4 1,7 0,0 1,1 1,3 0,6 0,4 16,5
Landriscina (c-dx) 1,5 10,7 0,8 0,2 4,5 0,7 0,0 18,3
Astenuti 0,0 4,3 1,8 1,6 5,0 0,7 51,8 65,2
Tot 12,9 16,6 2,6 2,9 10,8 2,0 52,2 100,0

Vr = 1,6

Asti

L’interesse dei flussi di voto di Asti è legato al fatto che è l’unico capoluogo di provincia dove il M5s (Cerruti) è arrivato al ballottaggio.

Com’è ormai noto a tutti, negli anni scorsi il M5s si è rivelato una vera e propria “macchina da ballottaggi”: in molti casi la convergenza di tutti gli esclusi sul candidato M5s ha consentito, nei secondi turni a cui ha avuto accesso, recuperi talvolta notevoli (Parma 2012 o Torino 2016 sono due casi emblematici).

Ad Asti partiva in notevole svantaggio rispetto a Rasero (centrodestra).

Al secondo turno, Rasero è riuscito a confermarsi in vantaggio ma il suo scarto si è notevolmente ridotto: da oltre 10.000 voti si è passati a poco più di 2.000.

Si può anzitutto notare che Rasero ha subito una pesante perdita verso l’astensione (questo si può forse spiegare col notevole vantaggio ottenuto al primo turno: per molti elettori il vantaggio era talmente ampio da rendere la vittoria già assicurata). La perdita subita da Cerruti verso l’astensione è stata molto più contenuta.

Per quanto riguarda i candidati esclusi, notiamo che il candidato M5s fa praticamente il pieno tra i candidati civici. E questa – per quanto sia da prendere con le pinze e coi guanti – può forse essere un’indicazione che può avere qualche valore a livello nazionale, quando le liste civiche estranee alle coalizioni principali non ci saranno. Il M5s potrebbe trovare nel consistente bacino di voti raccolti in queste elezioni dalle liste non legate alle coalizioni di centrodestra e centrosinistra un terreno di caccia ideale.

Il M5s recupera inoltre una discreta quota di astenuti.

Questi flussi vengono compensati solo in piccola parte da quello che da Motta (candidato di centrosinistra) premia prevalentemente Rasero.

Tab. 6. Flussi di voto tra primo e secondo turno, Asti (flussi sul totale degli elettori)

Motta

(c-sx)

Rasero

(c-dx)

Cerruti (M5s) Passarino (civ) Quaglia (civ) Rovera (civ) Altri Astenuti Tot
Rasero (c-dx) 2,8 18,6 0,0 0,0 0,0 0,0 0,5 0,0 21,9
Cerruti (M5s) 1,9 0,6 7,2 2,1 1,2 1,5 1,4 2,0 18,0
Astenuti 3,8 7,2 1,2 1,7 1,7 1,8 0,2 42,7 60,0
Tot 8,5 26,4 8,4 3,7 2,9 3,3 2,1 44,7 100,0

Vr = 2,3

 

L’Aquila

L’Aquila è uno dei casi di maggior interesse perché mentre al primo turno il candidato di centrosinistra (Di Benedetto) aveva un consistente vantaggio (11 punti percentuali, calcolati sui voti validi), al secondo turno ha vinto (e con un margine piuttosto largo: 7 punti percentuali, calcolati sui voti validi) il candidato di centrodestra (Biondi).

Tra i due turni, Di Benedetto ha perso più di 4.000 voti (da oltre 18.000 suffragi conquistati due settimane fa a poco più di 14.000 ieri) mentre Biondi ha incrementato il suo bottino di oltre 2.000 voti (da poco più di 14.000 a oltre 16.000).

I flussi ci dicono che:

Di Benedetto ha subito una pesantissima emorragia verso l’astensione (l’8,1% del corpo elettorale ha compiuto il tragitto da Di Benedetto al non-voto). Anche Biondi ha subito perdite verso l’astensione ma molto meno consistenti.

– Di Benedetto ha ceduto anche una discreta quota di voti (l’1,5% del corpo elettorale) direttamente a Biondi

L’elettorato cinquestelle ha in larga misura premiato Biondi (e lo stesso è accaduto con l’elettorato dei candidati “minori”)

&

– l’unico elettorato che ha premiato Di Benedetto è quella di Cimoroni, candidata di liste civiche e di sinistra

Tab. 7. Flussi di voto tra primo e secondo turno, L’Aquila (flussi sul totale degli elettori)

Di Benedetto (c-sx) Biondi

(c-dx)

Righetti (M5s) Cimoroni (sin) Altri Astenuti Tot
Di Benedetto (c-sx) 21,4 0,0 0,0 2,3 0,1 0,0 23,8
Biondi (c-dx) 1,5 20,5 2,3 0,0 1,8 1,2 27,4
Astenuti 8,1 3,1 0,9 1,9 2,0 33,0 48,9
Tot 31,0 23,6 3,2 4,1 3,9 34,3 100,0

Vr = 2,2

 

Analisi a cura di Rinaldo Vignati (340-3758112)

Con la collaborazione di M. Gentilini, M. Marino.

 

Fondazione di ricerca Istituto Carlo Cattaneo

Tel. 051235599 – 051239766 / Sito web: www.cattaneo.org

 

 

Nota metodologica

I flussi elettorali sono gli interscambi di voto avvenuti fra i partiti nel corso di due elezioni successive. Nel nostro caso vengono stimati per singole città sulla base dei risultati delle sezioni elettorali. Si tratta di stime statistiche, e quindi di misure affette da un certo margine di incertezza. Le nostre analisi sono effettuate «su elettori» e non «su voti validi», al fine di poter includere nel computo anche gli interscambi con l’area del «non-voto» (astenuti, voti non validi, schede bianche).

Il mero confronto fra gli stock di voti dei partiti di due elezioni non è sufficiente a spiegare gli spostamenti di voto effettivamente avvenuti, in quanto mascherano i reali flussi di voto che possono anche produrre saldi nulli. L’individuazione dei reali flussi elettorali può avvenire mediante due tecniche.

La prima consiste nell’intervistare un campione di elettori sul voto appena dato e sul voto precedente (con i problemi connessi a tutte le forme di sondaggio elettorale, in questo caso aggravati dalle défaillances della memoria e dalla riluttanza degli intervistati ad ammettere il loro eventuale astensionismo). La seconda – ed è la tecnica qui utilizzata – consiste nella stima statistica dei flussi a partire dai risultati di tutte le sezioni elettorali di singole città (la tecnica, detta «modello di Goodman», non è applicabile sull’intero paese, né su aggregati territoriali troppo ampi, ma può essere condotta solo su singole città a partire dai risultati delle sezioni elettorali, assumendo che i flussi elettorali siano stati gli stessi in tutte le sezioni della città, a meno di oscillazioni casuali). L’errore statistico è quantificato dall’indice VR (più è elevato maggiore è l’incertezza della stima) riportato per tutte le città studiate: nella situazione ottimale questo indice deve avere valore inferiore a 15.