Comunali 2017 – Il voto nelle regioni rosse: esiti e performance elettorale

Il voto nelle regioni “rosse”

Partecipazione in netto calo, soprattutto in Emilia-Romagna

Difficoltà nei comuni per il centrosinistra ed espansione del centrodestra

Situazione di stallo per il M5s: non cresce ma resta il secondo partito

 

Scarica qui l’articolo completo.

L’Istituto Cattaneo di Bologna ha effettuato alcune elaborazioni sui risultati delle elezioni amministrative che si sono tenute nelle cosiddette regioni “rosse” (Emilia-Romagna, Toscana, Umbria e Marche). Complessivamente, 78 comuni e quasi 1 milione di elettori erano chiamati al voto per il rinnovo dei loro consigli comunali e l’elezione del sindaco. Questo approfondimento del voto è utile soprattutto alla luce dei risultati, per certi versi imprevedibili, delle elezioni in alcune città di queste regioni (Parma, Lucca, Pistoia, Carrara, Piacenza, Fabriano ecc.), a partire dal progressivo calo della partecipazione elettorale (superiore – come diminuzione – a quella registrata in altre aree del Paese tradizionalmente meno partecipative).

Il primo dato da analizzare nel dettaglio riguarda per l’appunto l’andamento dell’affluenza in tutti i comuni chiamati al voto domenica 11 giugno nelle quattro regioni qui esaminate. Come mostra la tabella 1, la partecipazione è calata, in media, di 7,1 punti percentuali rispetto alle comunali immediatamente precedenti (nella maggior parte dei casi, nel 2012): un dato superiore rispetto a quello registrato in tutti i comuni italiani (-6,8 punti percentuali). Disaggregando il dato a livello regionale, notiamo che il calo più consistente si registra in Emilia-Romagna (-9,5 punti), che continua e, anzi, accelera il robusto trend negativo già iniziato con le amministrative del 2016, quando l’affluenza era scesa di 8,4 punti percentuali. Il dato della Toscana si segnala, invece, per la riduzione meno marcata della partecipazione elettorale (-5,3 p.p.), seguita dall’Umbria (-6,8 punti percentuali) e poi dalla Marche (-8,1 punti).

Da un lato, questi dati mostrano un trend crescente di distacco e disinteresse dei cittadini delle quattro regioni del centro Italia nei confronti della loro istituzioni politiche a livello municipale. Soltanto in Umbria la partecipazione elettorale supera ancora la soglia del 70%, mentre nelle altre tre regioni sono all’incirca solo sei su dieci gli elettori che si recono alle urne. Dall’altro lato, va sottolineata la tendenza significativa e preoccupante dell’Emilia-Romagna: se un tempo poteva essere descritta come un modello di civismo e un serbatoio di capitale sociale, oggi questa immagine sembra essere del tutto inadeguata. Probabilmente, il momento di rottura più significativo nel rapporto tra elettori emiliano-romagnoli e la politica locale è rappresentato dal “trauma” delle elezioni regionali del 2014, quando soltanto il 37,7% degli elettori partecipò al voto. Da quel momento, il trend negativo dell’affluenza nelle consultazioni locali ha subito una forte accelerazione e ogni appuntamento elettorale registra una riduzione della partecipazione che si attesta attorno ai 10 punti percentuali. Un trend che, se dovesse continuare anche nei prossimi anni, porterebbe il dato finale dell’affluenza ben al di sotto della soglia del 50%.     

 

Tabella 1. Votanti alle elezioni comunali del 2017 nei 78 comuni al voto nelle regioni “rosse” e confronto con le elezioni comunali precedenti (valori percentuali)

Regione Comunali 2017 (%) Comunali precedenti (%) Differenza comunali

2017-precedenti (%)

Emilia-Romagna 57,5 67,0 -9,5
Toscana 60,7 66,0 -5,3
Umbria 71,1 77,9 -6,8
Marche 62,1 70,2 -8,1
Media 61,2 68,3 -7,1

 

Se ci concentriamo esclusivamente sui comuni superiori ai 15 mila abitanti in una prospettiva di lungo periodo (dall’inizio degli anni novanta alle elezioni amministrative del 2017), si nota anzitutto la forte crescita dell’astensionismo avvenuta a partire dal 2011, con la partecipazione elettorale che è passata dal 75% del quinquennio 2006-2010 al 67,2% del periodo immediatamente successivo. Una tendenza che non solo sembra essere legata alle conseguenze politiche della lunga fase di recessione economica, ma che mostra di essere ancora più forte nell’area delle regioni “rosse” rispetto al dato dell’intero territorio nazionale.

Il secondo elemento da evidenziare riguarda il crollo della partecipazione nel corso degli ultimi 26 anni, cioè dai primi anni novanta al 2017. In media, nelle quattro regioni qui esaminate la partecipazione alle amministrative è calata di 26,3 punti percentuali, partendo dall’84,4% del primo periodo considerato (1991-1995) per finire al 58,1% delle ultime elezioni amministrative. In sostanza, un terzo dei votanti dei primi anni novanta ha deciso, nel corso del tempo, di non partecipare al voto nelle tornate successive. Ciò significa che, mediamente, il multiforme partito del non-voto si è ingrossato di un punto percentuale all’anno durante i 26 anni qui presi in considerazione.

 

Figura 1. Partecipazione elettorale nei comuni superiori ai 15 mila abitanti dal 1991 al 2017 (% di votanti su elettori), confronto tra regioni “rosse” e media nazionale

Spostandoci dalla partecipazione all’analisi dei risultati del voto, il primo aspetto da analizzare è il numero di comuni che i principali schieramenti hanno tenuto, conquistato o perso. La tabella 2 ci permette di svolgere questa analisi (tutti i dati si riferiscono – si badi bene – alla situazione elettorale nei comuni delle regioni “rosse” prima del ballottaggio, sia nel 2012 che nel 2017). Come si può notare, in Emilia-Romagna il centrosinistra amministrava 11 comuni prima delle elezioni e oggi ne controlla (prima dei ballottaggi) soltanto 5, pari al 56,5% del totale. Una riduzione piuttosto netta (-22,7 punti percentuali) che potrà soltanto essere alleviata, ma non annullata, dai turni di ballottaggio (infatti, il centrosinistra è presente in tutti i 5 comuni andati al ballottaggio). Per il centrodestra la situazione è decisamente più positiva: prima delle elezioni controllava un solo comune su 20, mentre oggi 6 giunte municipali in Emilia-Romagna sono già (prima cioè del ballottaggio) espressione di una coalizione formata da Forza Italia e/o Lega nord, con qualche alleato minore. In pratica, nei comuni andati al voto la coalizione di centrodestra è quella che ha conquistato il maggior numero di amministrazioni, passando in termini percentuali dal 12,5% al 40% di comuni vinti

All’interno di questo quadro, l’altro vincitore da questo primo turno di consultazioni amministrative è rappresentato dalle liste civiche, un soggetto politico dai contorni ancora incerti ma in forte ascesa, a livello locale. Prima delle elezioni amministrative, le liste “puramente” civiche, del tutto slegate da legami o parentele partitiche, amministravano 2 comuni in Emilia-Romagna, mentre oggi – prima ancora dei ballottaggi – sono a capo di 4 municipalità. Tra la liste civiche vittoriose al primo turno c’è anche quella di Comacchio: entrata in carica nel 2012 come espressione del M5s e, dopo l’espulsione del sindaco dal partito di Beppe Grillo, riconfermata come semplice lista civica.

Anche in Toscana assistiamo a una contrazione dei comuni controllati dal centrosinistra: prima delle elezioni erano 23 (pari al 76,7% sul totale), mentre ora sono 17 (58,6%). Anche se la coalizione guidata dal Pd vincesse tutti i ballottaggi (3 in tutto), mostrerebbe comunque un bilancio negativo nella tenuta delle sue amministrazioni. Nei comuni toscani è il centrodestra a fare il balzo in avanti più significativo, raddoppiando il controllo delle proprie municipalità conquistate prima del secondo turno (da 4 a 8). Le liste civiche, invece, hanno vinto in 4 comuni toscani (erano 3 nel 2012).

In Umbria l’equilibrio tra i principali schieramenti politici non è stato modificato dal turno di elezioni amministrative del giugno 2017. Sia prima che dopo il voto, il centrosinistra e il centrodestra controllavano (e controllano) rispettivamente 6 e 4 comuni. Per modificare i rapporti di forza tra le due coalizioni, sarà dunque decisivo il ballottaggio a Todi, nel quale parte in vantaggio il centrosinistra. Se il secondo turno dovesse confermare l’esito del primo, l’Umbria sarebbe l’unica regione tra le quattro qui analizzate il cui il centrosinistra riesce a conquistare un numero maggiore di comuni rispetto a quelli che aveva prima delle elezioni.

Infine, le Marche sono allineate, in buona parte, al quadro emerso in Emilia-Romagna e Toscana. La coalizione guidata dal Pd vede ridursi il proprio controllo nei comuni (da 11 a 8), mentre si allargano significativamente sia il centrodestra (da 0 a 3 comuni amministrati) che, in particolar modo, le liste civiche, passando da una sola giunta del 2012 alle 5 odierne.

 

Tabella 2. Numero di comuni controllati dagli schieramenti politici prima e dopo le elezioni amministrative dell’11 giugno 2017 (esclusi i comuni andati al ballottaggio)
Prima delle elezioni Dopo le elezioni
Emilia-Romagna N. comuni % sul totale N. comuni % sul totale
Centrosinistra 11 79,2 5 33,3
Centrodestra 1 12,5 6 40,0
M5s 0 0 0 0
Lista civica 2 8,3 4 26,7
Totale 14 100,0 15 100,0
Toscana N. comuni % sul totale N. comuni % sul totale
Centrosinistra 23 76,7 17 58,6
Centrodestra 4 13,3 8 27,6
M5s 0 0 0 0
Lista civica 3 10,0 4 13,8
Totale 30 100,0 29 100,0
Umbria N. comuni % sul totale N. comuni % sul totale
Centrosinistra 4 76,7 4 76,7
Centrodestra 2 13,3 2 13,3
M5s 0 0 0 0
Lista civica 0 0 0 0
Totale 6 100,0 6 100,0
Marche N. comuni % sul totale N. comuni % sul totale
Centrosinistra 11 91,7 8 50,0
Centrodestra 0 0 3 16,7
M5s 0 0 0 0
Lista civica 1 8,3 5 33,3
Totale 12 100,0 16 100,0
Fonte: Istituto Cattaneo.

 

Come si è visto, in questa prima fase delle elezioni il M5s non aveva vinto in alcun comune nel 2012 e lo stesso esito si è riprodotto nel 2017. In nessuno dei 67 comuni delle regioni “rosse” che hanno concluso il loro ciclo elettorale domenica 11 giugno, è risultato eletto sindaco un esponente dei cinquestelle. Però, la partita delle elezioni amministrative non si è ancora conclusa e, tra gli 11 ballottaggi che si terranno nelle quattro regioni del centro Italia, il candidato del M5s è presente in due città (Carrara e Fabriano). In tutti gli altri casi, come riportato nella tabella 3, il turno di ballottaggio prevede uno scontro “classico” tra il centrosinistra e il centrodestra oppure, in pochi casi, la presenza di una lista civica. Nello specifico, in 7 ballottaggi lo sfida è tra le due coalizioni principali (centrosinistra e centrodestra), in 2 casi il centrosinistra fronteggia una lista civica, mentre nei 2 casi rimanenti è il M5s a contrastare lo schieramento guidato dal Pd.

 

Tabella 3. I comuni al ballottaggio in Emilia-Romagna, Toscana, Umbria e Marche
Tipo di ballottaggio N. Nome del comune
Cen-sin contro Cen-des 7 Piacenza, Riccione, Vignola, Lucca, Pistoia, Todi, Civitanova Marche
Cen-sinistra contro lista civica 2 Budrio, Parma
M5s contro Cen-sin 2 Carrara, Fabriano
Totale 11

Nell’insieme, questa tornata di elezioni amministrative ha prodotto – fino ad oggi e in attesa del fischio finale dei ballottaggi – 24 alternanze di governo nelle quattro regioni “rosse”: 19 fra queste hanno visto la sconfitta del centrosinistra, 3 del centrodestra, una delle liste civiche e quella rimanente – la più peculiare – per il M5s di Comacchio. Questi dati mostrano che, non solo a livello nazionale ma anche in quello locale, “governare stanca”, in particolare in casa del Partito democratico e, in misura lievemente minore, del centrodestra. In tempi di perdurante crisi economica e con le disponibilità finanziarie municipali fortemente limitate, il rischio di produrre scontento e dissenso tra i cittadini è aumentato, così come – di conseguenza – quello di osservare cambi di governo anche in regioni tradizionalmente note, almeno fino a qualche tempo fa, per la loro (monolitica) stabilità politica.

 

Tabella 4. Alternanze nelle amministrazioni dei comuni dopo le elezioni amministrative dell’11 giugno 2017 (non sono considerati gli 11 comuni in cui si terrà il ballottaggio)
Centrosinistra

nel 2012

Centrodestra

nel 2012

M5s

nel 2012

Lista civica

nel 2012

Alternanza nel 2016  No 30 5 0 6
19 3 1 1
Fonte: Istituto Cattaneo.

Nota: la tabella non include nel computo gli 11 comuni andati al ballottaggio.

 

Finora abbiamo analizzato il voto solo in termini complessivi (il partito che ha conquistato la poltrona del sindaco), limitatamente ai comuni nei quali si conosce già un vincitore al primo turno. Passiamo ora ad analizzare i risultati dei singoli partiti.  A tal fine, l’Istituto Cattaneo ha analizzato i risultati elettorali di cinque liste politiche (Pd, Forza Italia, Lega nord, M5s e liste di sinistra “radicale”) che si sono presentate in alcuni dei 78 comuni al voto. Naturalmente, questo confronto con le elezioni comunali precedenti e/o con quelle politiche del 2013 era possibile soltanto in quei contesti dove le tre forze politiche presentavano liste con il loro simbolo, in coalizione o meno con altri partiti[1]. Come riportato nella tabella 5, il Partito democratico si conferma il primo partito nelle quattro regioni in esame, anche se mostra una lieve flessione dei consensi rispetto alla precedente tornata di elezioni comunali (-1,3 punti percentuali). In confronto con le elezioni politiche del 2013, il risultato è ancor più negativo (-5,1 punti percentuali), anche se spesso compensato dalla presenza di liste civiche all’interno della più ampia coalizione di centrosinistra. Più nel dettaglio, la performance peggiore per il Pd viene registrata in Toscana, dove rispetto al 2012 il partito guidato da Matteo Renzi perde 4 punti percentuali.

Per le liste di sinistra (Sinistra Italiana, Rifondazione comunista, Pci ecc.) il bilancio complessivo è in perdita, rispetto sia alle amministrative del 2012 (-2,3 punti percentuali) sia alle politiche del 2013 (-2,0 punti). Tuttavia, quest’area alla sinistra del Pd sembra essere in grado di controllare, a tutt’oggi, una quota di consensi che si aggira attorno al 6% dei voti nelle regioni “rosse”, anche se spesso disseminati in una pluralità di liste in concorrenza tra loro.

Nonostante la prestazione elettorale non esaltante, il Movimento 5 stelle si rivela il secondo partito in ambito comunale, raccogliendo in media il 12,1% dei voti. Un dato, però, in flessione di 0,7 punti percentuali rispetto al 2012 e di quasi 15 punti se confrontato con le elezioni politiche del 2013. Da questo punto di vista, il partito di Grillo mostra un lento e debole processo di radicamento territoriale, che al momento lo mantiene confinato attorno a percentuali di poco superiori al 10% dei consensi.

Peraltro, in alcune regioni, come l’Emilia-Romagna, si notano addirittura segnali di arretramento nella capacità di mobilitazione elettorale delle liste pentastellate: se nel 2012 le liste cinquestelle avevano raccolto in media il 16,8% dei voti, oggi si sono fermate al 12,1%. Questo dato riflette anche le vicissitudini del M5s in città importanti come Parma e Comacchio, dove alcune decisioni della dirigenza del Movimento sembrano avere avuto evidenti ricadute elettorali. In ogni caso, il M5s si conferma un piccolo partito a livello locale che non ha utilizzato i cinque anni trascorsi dalle precedenti elezioni comunali per radicarsi e rafforzarsi localmente. Di conseguenza, è cresciuta la distanza tra i risultati delle liste grilline nei comuni (12,1%) e quelli ottenuti nelle elezioni politiche (27,0), mostrando uno scarto di quasi 15 punti percentuali tra l’arena locale e quella nazionale.

Per quel che riguarda Forza Italia, il bilancio è tutt’altro che soddisfacente. Anche se, come abbiamo visto sopra, la coalizione di centrodestra conquista un buona porzione di comuni andati al voto, il suo contributo a questo obiettivo appare piuttosto ridotto (e in calo rispetto al passato). Complessivamente, Forza Italia ha raccolto all’incirca il 9% dei voti nelle regioni “rosse”, un dato inferiore sia a quello delle precedenti comunali (13,2%) che alle politiche del 2013 (19,9%). Come ricordato per il Pd, è probabile che una quota di consensi al partito di Berlusconi si sia disperso tra le diverse liste civiche orientate verso il centrodestra. Ciò nonostante, si conferma una situazione complicata per Forza Italia a livello comunale nelle regioni del centro Italia, che soffre in parte la concorrenza sia delle liste civiche che degli altri alleati della coalizione, a partire dalla Lega nord.

A proposito del partito guidato da Salvini, anche in questa occasione – come già notato in nelle amministrative del 2016 – si conferma il vero vincitore di questa tornata di consultazioni amministrative. In tutti i comuni nei quali era presente una lista della Lega nord, il partito di Salvini espande la propria area di consensi, con una crescita media di 4 punti percentuali in relazione al 2012 e di quasi 6 punti rispetto alle politiche del 2013. In questa prospettiva, il bilancio delle elezioni comunali per i leghisti è sicuramente positivo. La Lega nord mostra, infatti, un ulteriore rafforzamento in una regione nella quale aveva già da tempo deciso di insediarsi e sembra essere stato questo uno degli elementi più importanti nell’affermazione dello schieramento di centrodestra nelle quattro regioni qui considerate.

 

Tabella 5. Percentuale di voti validi nelle comunali 2012, politiche 2013 e comunali 2017 per il Pd, Forza Italia, M5s, Lega nord e aggregato delle liste di Sinistra
Emilia-Romagna Toscana Umbria Marche Regioni “rosse”
Pd 2017 27,4 30,2 35,0 21,8 27,4
Pd 2013 31,4 34,6 32,4 27,9 32,5
Pd 2012 29,0 34,2 31,1 20,4 28,7
Diff. 2017-2012 -1,6 -4,0 -3,9 +1,4 -1,3
Diff. 2017-2013 -4,0 -0,4 -2,6 -6,1 -5,1
Sinistra 2017 6,4 6,1 8,6 3,8 5,7
Sinistra 2013 3,7 4,1 2,8 7,1 3,7
Sinistra 2012 9,9 10,3 9,1 4,8 8,0
Diff. 2017-2012 -3,5 -4,2 -0,5 -1,0 -2,3
Diff. 2017-2013 -2,7 -2,0 +5,8 -3,3 -2,0
M5s 2017 12,1 13,8 8,3 11,7 12,1
M5s 2013 28,6 24,9 25,1 30,6 27,0
M5s 2012 16,8 9,9 10,9 12,8
Diff. 2017-2012 -4,7 +3,9 +0,8 -0,7
Diff. 2017-2013 -16,5 -11,1 -16,8 -18,9 -14,9
Forza Italia 2017 9,2 7,8 11,3 7,7 8,6
Pdl 2013 20,1 20,6 22,1 16,8 19,9
Pdl 2012 11,4 13,4 19,4 12,6 13,2
Diff. 2017-2012 -2,2 -5,6 -8,1 -4,9 -4,6
Diff. 2017-2013 -10,9 -12,8 -10,8 -9,1 -11,3
Lega Nord 2017 11,8 6,0 8,5 4,2 7,0
Lega Nord 2013 2,6 0,8 0,5 0,8 1,3
Lega Nord 2012 4,6 1,8 1,4 3,0
Diff. 2017-2012 +7,2 +4,2 +3,4 +4,0
Diff. 2017-2013 +9,2 +5,2 +8,0 +2,8 +5,7
Fonte: Istituto Cattaneo.

Legenda: * = nelle liste del Partito democratico, Forza Italia e Lega Nord sono incluse, laddove presenti, le liste in appoggio al candidato sindaco, mentre non sono state considerate le altre liste civiche presenti nella coalizione di centrosinistra e centrodestra

 

Alla luce dell’analisi condotta in questa sede, le regioni di quella che un tempo si sarebbe definita “subcultura rossa” difficilmente possono continuare ad essere considerate il punto di riferimento indiscusso, per non dire il modello, di una partecipazione politica ed elettorale ampia, diffusa e stabile nel tempo. Anche l’elettorato di queste regioni, e in particolar modo quello dell’Emilia-Romagna, mostra segni evidenti di disaffezione e distacco nei confronti della politica e dei suoi riti democratici.

Al contempo, mentre una parte consistente e crescente di cittadini decide di non recarsi alle urne, gli elettori che restano e decidono di (farsi) contare si dimostrano sempre più mobili, disposti a cambiare schieramento e a punire gli amministratori in carica. Una tendenza che, inevitabilmente, colpisce soprattutto il partito elettoralmente più forte in quest’area, vale a dire il Pd e, per estensione, l’intero schieramento di centrosinistra. È evidente, infatti, la crescita delle amministrazioni comunali conquistate dal centrodestra, anche in contesti dove i partiti della sinistra erano al potere ormai da più di 70 anni. Oggi solo la metà dei comuni andati al voto sono controllati da una coalizione di centrosinistra: un dato in netto calo rispetto al passato e che indica la fine del predominio delle forze della sinistra e il consolidarsi di un’area con un’ampia contendibilità politica.

Sul piano più strettamente elettorale, il Pd riesce a rimanere ancora il primo partito nelle regioni del centro Italia, con un livello di consensi che oscilla attorno al 30%. Tuttavia, si notano, soprattutto in alcuni contesti (come in Toscana) i primi segni di una concorrenza alla sua sinistra, che ne riducono ovviamente gli spazi elettorali.

Il M5s, secondo partito in termini di voti, non è riuscito a esprimere neanche un sindaco e si è limitato ad andare al ballottaggio in due sole città. Bastano questi pochi elementi per evidenziare tutte le difficoltà del partito di Grillo nell’arena locale, a partire dall’incapacità di trasferire i suoi consensi nazionali nella dimensione comunale e dalla sua dichiarata indisponibilità a stringere alleanze con altri partiti.

Infine, il centrodestra si rivela elettoralmente competitivo, anche nei confronti dello schieramento di centrosinistra, Però, una parte del suo successo sembra derivare soprattutto dal rafforzamento della componente leghista, che è ormai diventata un attore rilevante nei sistemi partitici dei comuni del centro-nord Italia. Verosimilmente, il tema della sicurezza e le questioni identitarie, che sono state al centro della compagna elettorale in molte città al voto, hanno favorito e premiato il partito di Salvini, più nella sua versione di destra “sovranista” che in quella di lega etno-regionalista.

 

 

 

 

Analisi a cura di Marco Valbruzzi

 

 

Fondazione di ricerca Istituto Carlo Cattaneo

Tel. 051235599 – 051239766 / Sito web: www.cattaneo.org

[1] Al fine di comparare – per quanto possibile – i risultati delle elezioni politiche con quelli delle comunali, abbiamo incluso in Pd, Forza Italia/Pdl e Lega nord, anche le cosiddette “liste del sindaco”, ossia quelle che contengono nel loro logo il nome del candidato; sono state escluse invece le liste civiche/non-partitiche di “accompagnamento” comprese nella coalizione ma non espressamente legate alla figura del candidato sindaco.