Comunali 2017 – Il voto al sud, esiti e performance elettorali

Comunali 2017

 

Il voto nei comuni del Sud

 

Cala l’affluenza, ma meno rispetto al resto d’Italia

Aumento delle liste civiche vincenti

Tenuta elettorale di Pd e Forza Italia, resta localmente debole il M5s

 

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La tornata di elezioni comunali dell’11 giugno ha interessato tutte le regioni meridionali. Quasi 4 milioni e settecentomila (4.668.534) elettori sono stati chiamati ad eleggere sindaci e Consigli dei 558 comuni (vedi tabella 1). Ottanta di essi hanno una popolazione superiore a 15 mila abitanti e tra questi si annoverano nove città capoluogo di provincia (L’Aquila, Frosinone, Rieti, Lecce, Taranto, Oristano, Catanzaro, Trapani e Palermo). Si è trattato dunque di un test elettorale piuttosto importante per le regioni del Sud Italia.

 

  1. La partecipazione al voto

 Se si osserva la partecipazione al voto complessiva per regione, si rileva che essa declina rispetto alle precedenti elezioni comunali, ma in misura meno consistente rispetto alle altre regioni. Il calo più consistente si registra nel Lazio (-8,6 punti) e in Sardegna, quello meno significativo in Basilicata (-3,7) Molise (-4,0) e in Calabria (-4,3). In Campania si osserva il tasso di affluenza alle urne (68,3%) più elevato non solo rispetto al Mezzogiorno, ma all’intero Paese. Come è noto, non si tratta di una novità in senso assoluto. È già accaduto che nelle regioni meridionali, in occasione delle elezioni comunali si riscontrino tassi di affluenza più elevati di quelli calcolati con riferimento ad altre aree del Paese e comunque, il calo della partecipazione sembra essere meno significativo.

 

Tabella 1. Comuni del Sud in cui si sono svolte le elezioni comunali l’11 giugno 2017: elettori e partecipazione al voto per regione

Regione Elettori N. comuni Comuni fino a 15mila ab. Comuni superiori a 15mila N. comuni capoluogo di provincia Partecipazione al voto 2017 (%) Partecipazione

al voto precedenti comunali (%)

Differenza 2017-prec.
Lazio 537.885 55 42 13 2 62,8 71,4 -8,6
Abruzzo 260.954 50 4 6 1 66,5 71,2 -4,7
Molise 17.855 18 18 0 0 50,7 54,7 -4,0
Campania 793.531 88 70 18 0 68,3 73,3 -5,0
Puglia 879.843 54 34 20 2 66,7 71,1 -4,4
Basilicata 83.013 24 23 1 0 60,7 64,4 -3,7
Calabria 358.851 77 73 4 1 63,4 67,7 -4,3
Sardegna 225.703 64 62 2 1 62,7 69,7 -7,0
Sicilia 1.510.899 128 111 16 2 58,2 64,3 -6,1
Sud 4.668.534 558 437 80 9

Fonte: Istituto Cattaneo.

 

Se focalizziamo l’attenzione sui comuni (80) con popolazione superiore a 15 mila abitanti (tabella 2), si rileva che la partecipazione al voto si attesta al 62,6%, ed è più bassa (58,9%) di quasi sei punti (-5,9) nelle città capoluogo rispetto agli altri comuni (64,8%).

In generale l’affluenza dei 2.913.740 elettori è calata di sette punti rispetto alle precedenti comunali e di solo 4,3 rispetto alle elezioni politiche del 2013. Nei comuni con popolazione superiore a 15 mila abitanti che non sono città capoluogo di provincia, lo scarto di partecipazione rispetto alle elezioni politiche, celebrate ormai quattro anni fa, è di solo 3,8 punti. Nella tabella 2 sono riportati i tassi di partecipazione calcolati per ciascuna regione e per status dei comuni superiori a 15mila abitanti: città capoluogo o altri centri. In base a tali calcoli è possibile individuare regioni e tipi di comuni in cui la partecipazione alle ultime comunali è stata più elevata rispetto alle elezioni politiche del 2013: Basilicata, Campania, Calabria, limitatamente alla città capoluogo di regione e Sicilia relativamente ai comuni non capoluogo.

 

Tabella 2. Partecipazione al voto al Sud nei comuni con popolazione superiore a 15mila abitanti.

Comuni Primo Turno Secondo Turno
2017 Precedenti comunali Politiche 2013 Diff. 2017- prec. com. Diff. 2017 politiche I Turno II Turno Diff. I e II Turno
Capoluoghi 58,9 66,3 64,4 -7,4 -5,5 64,8 42,6 -22,1
Non capoluoghi 64,8 71,6 68,6 -6,8 -3,8 64,2 48,1 -16,1
Tutti superiori a 15 mila ab. 62,6 69,6 66,9 -7 -4,3 64,4 46,3 -18,1
Abruzzo tutti sup. a 15 mila ab. 67,9 75,5 75,5 -4,5 -7,6 68,1 52,6 -15,5
Abruzzo capoluoghi 67,8 75,7 75,7 -4,6 -7,9 67,8 52,1 -15,7
Abruzzo non cap. 68,0 75,4 75,4 -4,5 -7,4 68,3 53,0 -15,3
Basilicata tutti sup a 15 mila ab. 77,2 68,1 68,1 -3,5 9,1 77,2 65,4 -11,9
Calabria tutti sup a 15 mila ab. 69,0 65,3 65,3 -4,2 3,7 69,0 48,3 -20,7
Calabria cap. 72,4 65,1 65,1 -3,4 7,3 72,4 47,1 -25,4
Calabria non capoluoghi 64,2 65,5 65,5 -5,1 -1,3 64,2 50,1 -14,1
Campania tutti sup a 15 mila ab. 68,3 65,9 65,9 -5,2 2,4 68,3 48,1 -20,2
Lazio tutti sup a 15 mila ab. 60,5 75,9 75,9 -9,5 -15,4 58,0 43,7 -14,3
Lazio capoluoghi 72,5 76,2 76,2 -3,6 -3,7 72,5 65,5 -7,0
Lazio non capoluoghi 57,4 75,9 75,9 -10,9 -18,5 55,8 40,3 -15,5
Puglia tutti sup a 15 mila ab. 64,8 67,8 67,8 -5,8 -3,0 64,8 46,2 -18,6
Puglia capoluoghi 62,2 65,0 65,0 -3,8 -2,8 62,2 39,1 -23,0
Puglia non capoluoghi 66,3 69,5 69,5 -6,9 -3,2 67,1 52,2 -14,8
Sardegna tutti sup a 15 mila ab. 57,9 72,3 72,3 -6,7 -14,4 57,9 42,8 -15,1
Sardegna capoluoghi 61,9 70,4 70,4 -7,1 -8,5 61,9 43,9 -18,0
Sardegna non capoluoghi 53,5 74,5 74,5 -6,2 -21,0 53,5 41,6 -11,9
Sicilia tutti sup a 15 mila ab. 56,9 61,9 61,9 -8,9 -5,0 63,0 42,5 -20,6
Sicilia capoluoghi 53,2 61,2 61,2 -10,1 -8,0 58,9 26,5 -32,5
Sicilia non capoluoghi 63,3 63,1 63,1 -6,9 0,2 64,8 49,5 -15,3

Fonte: Istituto Cattaneo.

 

I dati esposti nelle tabelle 1 e 2 evidenziano che al primo turno al Sud la partecipazione cala in misura inferiore rispetto ad altre are del Paese e che in alcune regioni (Campania) il livello di affluenza alle urne è superiore a quello calcolato per le altre regioni. Soprattutto, è opportuno rilevare che anche in questa circostanza il declino della partecipazione al voto rispetto alle politiche è piuttosto contenuto. Addirittura in alcuni casi (Basilicata e Calabria) si evidenzia una maggiore propensione dei cittadini a recarsi alle urne in occasione delle comunali.

Dunque, la partecipazione alle elezioni comunali al primo turno, pur calando, si è attesta su livelli più elevati rispetto alle altre aree del Paese probabilmente grazie all’attivismo dei candidati al consiglio comunale impegnati alla ricerca di consensi e preferenze. Per tali ragioni al secondo turno ci si poteva attendere un calo significativo dell’affluenza alle urne. In effetti nei comuni in cui si è tenuto il ballottaggio tra il primo e il secondo turno è stato registrato un declino della partecipazione al voto di ben 18,1 punti. Il decremento sarebbe leggermente più basso (-17,5) se escludessimo dal calcolo il comune di Trapani in cui il ballottaggio è stato effettuato in assenza di uno dei due candidati dalla competizione.

Ad ogni modo, il calo è più elevato nella città capoluogo (-22,1) e resterebbe significativamente alto anche nel caso in cui escludessimo dal calcolo il comune di Trapani (-20,7). I contesti in cui si rileva un calo minore della partecipazione tra il primo e il secondo turno sono le città capoluogo del Lazio, i comuni della Basilicata e i centri non capoluogo della Sardegna.

 

  1. Gli esiti della competizione nell’arena esecutiva

 

Per definire gli esiti della competizione nell’arena maggioritaria è stato sufficiente il primo turno di elezioni in 29 degli 80 comuni, mentre è stato necessario il ballottaggio in altri 51 comuni. Come è noto il ritiro di uno dei due candidati a Trapani non ha consentito, dato il basso livello di affluenza alle urne di eleggere il sindaco nel comune siciliano.

Alla fine del primo turno, la competizione sembrava si stesse risolvendo a favore del centrosinistra dal momento che circa un terzo dei sindaci eletti (10 su 29) sono espressione di uno schieramento di centrosinistra in cui è presente una lista con il simbolo del Pd. Il partito di Grillo sembrava essere stato largamente sconfitto poiché nessuno dei suoi esponenti era riuscito a conquistare la carica di sindaco e solo 6 di essi erano arrivati come sfidanti al ballottaggio, essendo secondi al primo turno. Più controversa appariva la performance della coalizione di centrodestra. Tre candidati che si richiamano a quello schieramento erano stati eletti al primo turno e altri 23 erano andati al ballottaggio (17 come primi classificati e 6 come sfidanti). Infine ancora una volta nel Mezzogiorno era molto alto il numero di eletti (10) sostenuti solo da liste civiche e locali.

Solo in due città capoluogo il primo cittadino era stato eletto al primo turno. In entrambi i casi si trattava di due sindaci uscenti. A Frosinone aveva vinto un esponente del centrodestra (Nicola Ottaviani) e a Palermo Leoluca Orlando che era riuscito ad evitare il ballottaggio pur non avendo superato la maggioranza assoluta dei voti validi, poiché la nuova legge elettorale della regione Sicilia considera sufficiente per l’elezione al primo turno il superamento della soglia del 40% dei voti validi.

Al termine del secondo turno gli equilibri tra gli schieramenti si sono modificati a danno del centrosinistra. In primo luogo, il centrodestra si è affermato in 6 delle otto città capoluogo (Frosinone, L’Aquila, Rieti, Oristano, Catanzaro); il centrosinistra ha vinto a Palermo, a Lecce e a Taranto.

Complessivamente, rispetto alle precedenti elezioni comunali quando il centrosinistra si era imposto in 5 comuni su 8 e il centrodestra nei altri 3, gli equilibri si sono capovolti a favore del centrodestra. Va notato che in nessuna delle città capoluogo il M5s ha avuto il successo che alcuni avevano preconizzato alla vigilia delle consultazioni.

Tabella 3. Competizione nell’arena maggioritaria: schieramento vincitore al primo turno e al ballottaggio alle elezioni comunali del 2017 e alle precedenti

  Precedenti comunali Comunali 2017
  I Turno II Turno Totale I Turno II Turno Totale Differenza
Csx 8 22 30 10 12 22 -8
Altri csx 10 2 12 3 1 4 -8
Altri sx 4 4 0 -4
Cd 16 16 3 9 12 -4
Altri cd 1 1 1 1 2 1
Altri Destra 4 4 1 2 3 -1
Altro centro 1 3 4 1 2 3 -1
Civiche 5 4 9 10 18 28 19
M5s 5 5 5
Annullata 1 1 1
Totale 24 56 80 29 51 80  

Fonte: Istituto Cattaneo.

 

Se consideriamo l’insieme complessivo dei comuni superiori ai 15 mila abitanti, diventa meno pesante la débâcle del M5s, la sconfitta del centrosinistra non si attenua, nonostante la vittoria dello schieramento di centrodestra appaia meno robusta. Infatti, il M5s riesce a conquistare la carica di sindaco in 5 dei sei comuni in cui era andato al ballottaggio. Il centrosinistra “ufficiale” ha vinto solo in 22 comuni rispetti ai 30 che aveva conquistato in precedenza, con un saldo negativo di 8 comuni. Se si includono anche coalizioni eterodosse, lo schieramento di centrosinistra ha vinto solo in 26 comuni. Mentre alla viglia delle elezioni guidava ben 46 comuni su 80. Il saldo negativo è davvero significativo (-20).

Più controversa è l’interpretazione delle performance dei candidati di centrodestra. Non vi è dubbio che nelle città capoluogo essi abbiano conseguito il risultato migliore, ma complessivamente e quindi considerando anche gli altri centri con popolazione superiore ai 15 mila abitanti, rispetto alle precedenti comunali, le coalizioni ufficiali di centrodestra hanno 4 sindaci in meno rispetto alle precedenti elezioni. Inoltre, se si prescinde dal ruolo istituzionale dei comuni, i sindaci del centrodestra sono meno numerosi di quelli di centrosinistra.

A fronte del crollo del centrosinistra, del lieve calo del centrodestra, della mancata avanzata del M5s, si registra il consistente successo delle coalizioni che rifuggono da simboli ed etichette riferibili ai due schieramenti che negli ultimi decenni hanno strutturato il confronto elettorale a livello nazionale e soprattutto locale. I candidati che hanno goduto solo del sostegno di liste civiche locali hanno vinto in ben 28 comuni. In dieci comuni hanno vinto al primo turno e in 18 al ballottaggio. Complessivamente erano passati al secondo turno ben 30 candidati “civici” essendo risultati primi (13) o secondi (17) al primo turno. Insomma, la pattuglia di sindaci che si chiamano fuori dalle coalizioni nazionali è sicuramente più numerosa di quella uscente (9), si è addirittura triplicata. Tale risultato è forse l’esito dell’abbandono o della rinuncia dei partiti nazionali ad investire nelle comunità locali. Tuttavia, esso, in alcune realtà, potrebbe essere attribuito alla crescente domanda di protagonismo politico che proviene da esperienze associative locali. In Campania la lista DemA, che cerca di emulare l’esperienza promossa a Napoli città da De Magistris, ha portato alla vittoria il suo candidato ad Arzano e a Bacoli ha mancato di poco l’obiettivo.

In altri casi, la coloritura civica è una scelta di candidati incumbent che vogliono sottrarsi al condizionamento dei partiti nella conduzione dell’attività amministrative e puntano a rafforzare la loro posizione personale. Alcuni dei sindaci uscenti ad esempio hanno deciso di prendere le distanze dai loro precedenti schieramenti. Ciò è avvenuto in comuni non capoluogo, ma in qualche caso di discreta dimensione demografica (Gaeta, San Salvo, Paola, Acerra, Castellaneta).

È possibile che la crescita del numero di candidati vincenti autonomi dagli schieramenti siano soprattutto sindaci uscenti, i quali hanno deciso di rafforzare la propria posizione prendendo le distanze da soggetti che vivono una fase di appannamento sul piano generale, oppure hanno cercato di capitalizzare la visibilità e le relazioni che hanno potuto garantirsi nel corso del primo mandato.

Ebbene, in 40 degli 80 comuni erano presenti alla competizione sindaci uscenti. Diciotto di essi hanno beneficiato già al primo turno dell’effetto incumbency, cioè del beneficio di essere in carica al momento delle elezioni (vedi tabella 4). In altre parole due terzi degli eletti al primo turno sono sindaci uscenti. Solo 5 sono stati definitivamente sconfitti, perché è già stato eletto un altro sindaco o perché non sono riusciti ad andare al ballottaggio (Melito e Sant’Eramo in colle). Dei 17 candidati in carica ammessi al ballottaggio solo 6 sono riusciti ad essere rieletti. Insomma l’effetto incumbency al secondo turno è più flebile.

 

Tabella 4. Competizione nell’arena maggioritaria: effetto incumbency per schieramento

Vincenti

al I turno

Sconfitti al I turno Ammessi al ballottaggio Sconfitti al

II turno

Vincenti al II turno
Centrosinistra 6   4 3 1
Altri centrosinistra 1   1   1
Altri sinistra        
Centrodestra 3 1 7 5 2
Altri centrodestra        
Altri Destra 1      
Altro Centro 1        
Lista civica 7 3 5 3 2
M5s        
Totale 18 5 17 11 6

Fonte: Istituto Cattaneo.

 

  1. Le performance dei principali partiti nazionali (Pd, FI e M5s) nell’arena proporzionale

 

Un ultimo aspetto riguarda il livello di consensi ottenuto dai tre principali partiti nazionali presenti alla competizione, con l’avvertenza – ovvia – che non se ne possono trarre indicazioni circa le tendenze nazionali in ordine ai rapporti di forza tra i tre partiti. Alle elezioni comunali dell’11 giugno il Pd ha raccolto un maggior numero di consensi rispetto agli altri due partiti sia nelle città capoluogo che negli altri comuni superiori a 15mila abitanti, come mostrato nella tabella 5 (e, più in dettaglio, in Appendice). Anche alle precedenti amministrative il Pd era stato il partito più votato, ma nelle città capoluogo era stato sopravanzato, sebbene di poco, dal Pdl/FI. In questi stessi comuni alle elezioni politiche del 2013 il partito che aveva ricevuto il maggior numero di voti era stato il M5s, superando il mezzo milione (513.391).

 

L’osservazione dell’evoluzione del livello dei consensi ai tre partiti fa emergere che tra le elezioni amministrative del 2017 e quelle precedenti, il M5s accresce i propri consensi sia in valore assoluto che in punti percentuali, per la banale ragione che nel 2012 era ancora ai bordi del campo. Mentre sia il Pd che soprattutto il Pdl hanno lasciato per strada molti consensi. In particolare il Pd ha perso 54.866 voti (-2,1 punti percentuali) e Forza Italia 120.374 voti, pari a -6,1 punti percentuali.

Tabella 5. Competizione nell’arena proporzionale: rendimento di Pd, Pdl/FI e M5s alle elezioni comunali del 2017 alle precedenti comunali e alle politiche per tipo di comune

Pd Pdl M5s
Non cap. Cap. Tutti Non cap. Cap. Tutti Non cap. Cap. Tutti
Numero comuni 71 9 80 71 9 80 71 9 80
Comunali 2017 V.a. 117.877 55.516 173.393 48.309 52.428 100.737 84.431 53.155 137.586
% 10,7 9,9 10,4 4,4 9,3 6,1 7,7 9,4 8,3
Precedenti comunali V.a. 162.180 66.079 228.259 150.360 70.751 221.111 28.019 15.824 43.843
% 13,6 10,5 12,5 12,6 11,2 12,1 2,3 2,5 2,4
Politiche 2013 V.a. 216.136 140.393 356.529 304.903 172.146 477.049 310.198 203.193 513.391
% 19,8 20,9 20,2 27,9 25,7 27,1 28,4 30,3 29,1
Diff 2017-precedenti V.a. -44.303 -10.563 -54.866 -102.051 -18.323 -120.374 56.412 37.331 93.743
% -2,8 -0,6 -2,1 -8,2 -1,9 -6,1 5,3 6,9 5,9
Diff. 2017-politiche 2013 V.a. -98.259 -84.877 -183.136 -256.594 -119.718 -376.312 -225.767 -150.038 -375.805
% -9,1 -11,1 -9,8 -23,5 -16,3 -21,0 -20,7 -20,8 -20,8

Fonte: Istituto Cattaneo. Legenda: v.a. = valori assoluti; Cap. = comune capoluogo.

Come era prevedibile, data la concorrenza delle liste civiche presenti in coalizione e che si rivolgono allo stesso bacino di elettori, il Pd e FI hanno perso molti voti ricevuti alle elezioni del 2013. Il Pd ha perso 183.136 voti pari a 9,8 punti percentuali e Forza Italia addirittura il doppio, ossia 376.312 pari a 21 punti percentuali. Non meno fragorosa è stata la caduta del M5s che ha perso il consenso di 375.805 elettori pari a 20,8 punti.

In base ai dati qui presentati è possibile sviluppare alcune sintetiche considerazioni.

Alle elezioni comunali dell’11 giugno nei comuni del Sud il M5s solo in 5 comuni su 80 è riuscito a fare eleggere sindaco un proprio candidato. Ovviamente si tratta di un primo insediamento che non deve essere sottovalutato. Ma il risultato non può essere considerato soddisfacente per una forza che si propone per governare da sola il Paese. E d’altro canto la copiosa messe di voti persi nella competizione tra le liste, evidenzia che la disattenzione e il disinteresse per il confronto nell’arena esecutiva hanno trascinato verso il basso la performance generale del Movimento.

Il centrodestra non esce sconfitto nell’arena esecutiva: rispetto alle precedenti elezioni guida un numero leggermente inferiore di comuni. Ma soprattutto, il centrodestra, grazie al turno di ballottaggio, ribalta i rapporti di forza con lo schieramento di centrosinistra nelle città capoluogo dal momento che adesso guida 5 delle 8 città in cui sono state celebrate le elezioni. Dunque non si può parlare di vittoria netta del centrodestra anche perché il numero di sindaci del centrodestra è complessivamente ancora inferiore a quello di cui dispone il centrosinistra. Infine, le noti dolenti arrivano per Forza Italia soprattutto con riferimento ai consensi ricevuti nell’arena proporzionale. Il partito di Berlusconi, infatti, fa segnare una significativa riduzione dei consensi alla lista: -21 punti rispetto alle politiche e -6,1 rispetto alle precedenti amministrative.

Il centrosinistra esce fortemente ridimensionato nell’arena esecutiva sia se si tiene conto delle sole città capoluogo sia se si osservano gli esiti in tutti i comuni. Nell’arena proporzionale il Pd sembra abbia contenuto, almeno in confronto a FI e M5s, il calo di consensi alla lista. Tuttavia, con riferimento alle politiche ha perso 9,8 punti e rispetto alle precedenti amministrative ha perso quasi 55.000 voti e più di due punti percentuali, probabilmente subendo la concorrenza efficace di liste civiche che, al contrario di quanto accadeva in precedenza, giocano in proprio a sostegno di candidati autonomi.

Occorre infine evidenziare il successo di candidati che si sottraggono alla collocazione in uno degli schieramenti nazionali e allestiscono coalizioni civiche locali. Più di un terzo dei comuni adesso è amministrato da sindaci che sono sostenuti al di fuori e addirittura contro gli schieramenti e i principali partiti nazionali. Si tratta – è evidente – di esperienze diversificate con caratteristiche locali e tratti che difficilmente possono essere interpretati in modo univoco. Ma forse sarebbe necessario studiare più a fondo il fenomeno per capire se esso sia l’esito del distacco dei partiti nazionali dalle amministrazioni comunali sempre più abbandonate a se stesse, o se, le comunità si propongono di sperimentare per il governo locale autonome soluzioni e aggregazioni politiche.

 

 

Analisi a cura di Domenico Fruncillo

 

 

Fondazione di ricerca Istituto Carlo Cattaneo

Tel. 051235599 – 051239766 / Sito web: www.cattaneo.org

 

 

Tabella 6. (Appendice) Competizione nell’arena proporzionale: rendimento di Pd, Pdl/FI e M5s alle elezioni comunali del 2017 alle precedenti comunali e alle politiche per tipo di comune e per regione

 

 

    Comunali 2017 Precedenti comunali Politiche 2013
Partito democratico Numero comuni v.a. % v.a. % v.a. %
Non capoluoghi 71 117877 10,7 162180 13,6 216136 19,8
Capoluoghi 9 55516 9,9 66079 10,5 140393 20,9
Tutti 80 173393 10,4 228259 12,5 356529 20,2
Abruzzo totale 6 14226 14,1 15126 14,0 25.356 23,0
Abruzzo capoluoghi 1 6456 17,1 6593 16,2 4.155 17,4
Abruzzo non capoluoghi 5 7770 12,2 8533 12,6 21.201 24,6
Basilicata 1 1862 17,9 1549 15,0 1.547 18,1
Calabria totale 4 6196 7,5 9928 11,0 15.862 21,3
Calabria capoluoghi 1 2573 5,1 5664 10,3 10.009 21,6
Calabria non capoluoghi 3 3623 11,3 4264 12,1 5.853 20,8
Campania totale 18 46820 13,6 49557 13,5 70.019 21,9
Lazio totale 13 21942 10,6 41615 17,7 56.599 22,4
Lazio capoluoghi 2 5847 11,2 6170 11,2 12.600 22,8
Lazio non capoluoghi 11 16095 10,4 35445 19,7 43.999 22,3
Puglia totale 20 43687 10,4 61517 13,8 80.247 19,1
Puglia capoluoghi 2 14709 10,6 21026 14,1 32.445 21,2
Puglia non capoluoghi 18 28978 10,3 40491 13,7 47.802 18,0
Sardegna 2 4039 14,3 3684 12,1 8.343 23,1
Sardegna capoluoghi 1 1823 11,5 1843 10,5 4.326 23,3
Sardegna non capoluoghi 1 2216 17,9 1841 14,3 4.017 22,8
Sicilia totale 16 34621 7,4 45283 8,4 98.556 18,2
Sicilia capoluoghi 2 24108 9,0 24783 7,9 69.493 19,5
Sicilia non capoluoghi 14 10513 5,2 20500 9,0 29.063 15,6
Comunali 2017 Precedenti comunali Politiche 2013
Pdl/FI Numero comuni v.a. % v.a. % v.a. %
Non capoluoghi 71 48309 4,4 150360 12,6 304903 27,9
Capoluoghi 9 52428 9,3 70751 11,2 172146 25,7
Tutti 80 100737 6,1 221111 12,1 477049 27,1
Abruzzo totale 6 5057 5,0 12084 11,2 27.145 24,7
Abruzzo capoluoghi 1 3834 10,2 3447 8,5 6.694 28,0
Abruzzo non capoluoghi 5 1223 1,9 8637 12,8 20.451 23,7
Basilicata 1 703 6,8 937 9,1 2.341 27,3
Calabria totale 4 5120 6,2 11901 13,2 17.900 24,0
Calabria capoluoghi 1 5120 10,2 6917 12,6 12.649 27,3
Calabria non capoluoghi 3 0 0,0 4984 14,2 5.251 18,6
Campania totale 18 13110 3,8 42000 11,4 93.069 29,2
Lazio totale 13 10989 5,3 40185 17,1 68.350 27,0
Lazio capoluoghi 2 5837 11,2 9427 17,0 14.795 26,8
Lazio non capoluoghi 11 5152 3,3 30758 17,1 53.555 27,1
Puglia totale 20 26321 6,3 63719 14,3 117.727 28,1
Puglia capoluoghi 2 10477 7,5 21619 14,5 38.896 25,4
Puglia non capoluoghi 18 15844 5,6 42100 14,3 78.831 29,6
Sardegna 2 4401 15,6 3895 12,8 8.252 22,8
Sardegna capoluoghi 1 2351 14,8 1562 8,9 4.333 23,3
Sardegna non capoluoghi 1 2050 16,6 2333 18,1 3.919 22,2
Sicilia totale 16 35036 7,5 46390 8,6 142.265 26,2
Sicilia capoluoghi 2 24809 9,3 27779 8,9 90.963 25,5
Sicilia non capoluoghi 14 10227 5,1 18611 8,2 51.302 27,5
  Comunali 2017 Precedenti comunali Politiche 2013
M5s Numero comuni v.a. % v.a. % v.a. %
Non capoluoghi 71 84431 7,7 28019 2,3 310198 28,4
Capoluoghi 9 53155 9,4 15824 2,5 203193 30,3
Tutti 80 137586 8,3 43843 2,4 513391 29,1
Abruzzo totale 6 4457 4,4 2205 2,0 32.009 29,1
Abruzzo capoluoghi 1 1476 3,9 510 1,3 7.549 31,6
Abruzzo non capoluoghi 5 2981 4,7 1695 2,5 24.460 28,4
Basilicata 1 393 3,8 0 0,0 2.296 26,8
Calabria totale 4 2089 2,5 0 0,0 20.424 27,4
Calabria capoluoghi 1 1790 3,6 0 0,0 12.951 28,0
Calabria non capoluoghi 3 299 0,9 0 0,0 7.473 26,5
Campania totale 18 16050 4,7 6151 1,7 74.282 23,3
Lazio totale 13 26144 12,6 14936 6,3 76.253 30,2
Lazio capoluoghi 2 2736 5,2 375 0,7 15.713 28,5
Lazio non capoluoghi 11 23408 15,1 14561 8,1 60.540 30,6
Puglia totale 20 31838 7,6 4722 1,1 108.269 25,8
Puglia capoluoghi 2 11326 8,2 3232 2,2 41.477 27,1
Puglia non capoluoghi 18 20512 7,3 1490 0,5 66.792 25,1
Sardegna 2 2623 9,3 0 0,0 11.402 31,5
Sardegna capoluoghi 1 1123 7,1 0 0,0 5.409 29,1
Sardegna non capoluoghi 1 1500 12,1 0 0,0 5.993 34,0
Sicilia totale 16 53992 11,5 15829 2,9 188.456 34,7
Sicilia capoluoghi 2 34704 13,0 11707 3,7 119.021 33,4
Sicilia non capoluoghi 14 19288 9,6 4122 1,8 69.435 37,2

Fonte: Istituto Cattaneo.