Comunali 2017 – Il voto al Nord, esiti e performance elettorali

La partita al Nord

La partecipazione cala ancora: è ormai poco sopra il 50%

Il centrodestra recupera competitività grazie al grande risultato della Lega Nord

Il centrosinistra (e, nello specifico, il Pd) dimostra una certa tenuta,

pur perdendo voti.

Il M5s torna sulle posizioni del 2012, subendo un forte contraccolpo

rispetto alle politiche del 2013.

 

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Al primo turno delle amministrative 2017, nelle 5 regioni del Nord Italia (Piemonte, Lombardia, Veneto, Friuli-Venezia-Giulia e Liguria) sono andati al voto 55 comuni con popolazione superiore a 15mila abitanti per rinnovare le giunte e i consigli comunali eletti nel 2012: 9 in Piemonte, 28 in Lombardia, 13 in Veneto, 2 in Friuli e 3 in Liguria. Di questi 55, 12 sono capoluoghi di provincia (3 in Piemonte, 3 in Lombardia, 3 in Veneto, 1 in Friuli-Venezia-Giulia e 2 in Liguria). Nel complesso, erano oltre due milioni gli italiani residenti al Nord chiamati a rinnovare i propri consigli comunali.

Tra i 55 comuni superiori qui presi in analisi, il centrodestra ne governava 13, di cui solo due capoluogo (Padova e Gorizia), mentre il centrosinistra 30, di cui sette capoluogo (Alessandria, Asti, Como, Lodi, Monza, Genova e La Spezia). La Lega nord governava, da sola, a Verona, il M5s a Mira e 10 città erano rette da liste civiche (tra cui Cuneo e Belluno).

Per quanto riguarda la partecipazione elettorale, essa è calata ovunque, sia rispetto alle passate amministrative, sia e soprattutto se si confrontano le comunali 2017 con le politiche del 2013. Solo a Lodi la partecipazione è aumentata di 7,4 punti percentuali rispetto alle passate amministrative (ma è comunque calata di 20,1 punti percentuali rispetto alle politiche). In generale, la partecipazione al Nord è calata di 7,1 punti percentuali nei confronti delle precedenti amministrative (ovvero, sono stati oltre 150.000 i voti validi in meno rispetto a cinque anni prima), e di ben 23,3 punti percentuali rispetto alle elezioni politiche del febbraio 2013 (con una diminuzione di voti validi espressi vicina al mezzo milione). In riferimento alle passate comunali, il calo maggiore si è fatto registrare in Veneto (-9,1 punti percentuali), mentre la regione che ha visto diminuire meno il numero dei votanti è stata il Friuli-Venezia-Giulia (-2,5 p.p.). Rispetto alle politiche del 2013, è invece la Liguria ad evidenziare le perdite maggiori (-25,2 p.p.), mentre è il Piemonte la regione in cui il calo è stato (relativamente) più contenuto (-19,2 p.p.).

Per quanto, tra le elezioni cosiddette di secondo ordine, il voto per il proprio comune sia riuscito a lungo a mobilitare – in ragione della vicinanza della posta in gioco, per la capacità maggiore da parte dell’elettore di poter influenzare il risultato, per il ruolo delle reti sociali locali nella costruzione del consenso – non vi è dubbio alcuno che la recente tornata di amministrative debba dunque inserirsi all’interno di quella lunga fase di appuntamenti elettorali che, tra il 2013 e il 2016, ha visto una forte contrazione dei votanti. Da questo punto di vista, è emblematico il caso della Liguria, dove l’astensionismo ha superato il 50%: oltre un (potenziale) elettore su due, insomma, ha preferito non recarsi alle urne. Per avere un quadro completo dell’andamento (piuttosto preoccupante) della partecipazione elettorale nelle cinque regioni qui prese in analisi, si veda dunque la tabella 1.

 

Tabella 1. Elezioni comunali 2017: partecipazione elettorale nelle regioni del Nord (valori percentuali)

Regione Comunali 2012 Politiche 2013 Comunali 2017 Differenza 2017-2012 Differenza 2017-2013
Piemonte 65,4 76,5 57,3 -8,1 -19,2
Lombardia 61,5 79,1 55,3 -6,2 -23,8
Veneto 67,1 81,2 58,0 -9,1 -23,2
Friuli-V-G 60,6 78,0 58,1 -2,5 -20,0
Liguria 55,9 74,7 49,5 -6,4 -25,2
Nord 61,9 78,1 53,0 -7,1 -23,3

Fonte: Istituto Cattaneo

 

Sempre sulla partecipazione, e scendendo di livello di dettaglio, merita infine ricordare che il comune in cui l’astensionismo ha evidenziato l’incremento maggiore rispetto alle passate amministrative è Rivalta di Torino (TO) (-11,3 p.p.), mentre in comparazione con le politiche 2013 è Marcon (VE) (-29,7 p.p.). Nel sottoinsieme dei comuni capoluogo, invece, il calo maggiore rispetto alle precedenti amministrative si è fatto registrare a Verona (-10,8 p.p.), mentre il confronto con le ultime elezioni politiche è risultato particolarmente negativo a Monza (-28,1 p.p).

Detto della partecipazione elettorale – in forte calo su pressoché l’intero territorio settentrionale – il secondo tema sul quale ci si intende focalizzare ha a che fare con le sfide per il governo dei comuni al voto. Per quanto tale analisi non possa che essere condotta da una prospettiva solo parziale, in quanto la gran parte dei comuni superiori (44 su 55) eleggerà il proprio sindaco in conseguenza del turno di ballottaggio del 25 giugno, alcuni risultati preliminari meritano di essere sottolineati: innanzitutto, al già citato turno di ballottaggio non parteciperà – tranne che ad Acqui Terme (AL), dove accede come secondo partito – il M5s. In secondo luogo, solo in 11 dei 55 comuni analizzati il vincitore è stato decretato al primo turno. Tra questi, in cinque comuni ha vinto al primo turno il centrosinistra (Cuneo, Grugliasco, Feltre, Thiene e Azzano Decimo) e in quattro ha vinto il centrodestra (Borgomanero, Lentate sul Seveso, Cassano Magnago e Conegliano). A Darfo Boario Terme una lista civica si è aggiudicata la poltrona di sindaco al primo turno, così come la Lega nord a Santa Maria di Sala. I restanti 44 comuni andranno al ballottaggio. In 23 casi il centrodestra è avanti, in 15 il centrosinistra, in 1 la Lega e in 5 (tra cui Belluno) le liste civiche.

In 26 casi il ballottaggio si svolgerà tra un candidato del centrodestra e uno del centrosinistra (in 15 comuni il centrodestra è avanti, in 11 il centrosinistra). I restanti 18 casi vedono confrontarsi la Lega Nord con una lista civica (Cerea), con il centrodestra (Jesolo), con il centrosinistra (Garbagnate Milanese e Mirano), una lista civica con il centrodestra (Gussago, Cantù, Abbiategrasso, Verona, Chiavari, Mondovì, Palazzolo sull’Oglio e Vimodrone), una lista civica con il centrosinistra (Rivalta di Torino e Vigonza) o due liste civiche (Belluno), la destra con il centrodestra (Erba), la destra con il centrosinistra (Cernusco sul Naviglio) e il centrodestra con il M5S (Acqui terme).

 

Tabella 2. Elezioni comunali 2017: sfida maggioritaria nelle regioni del Nord

  Vittoria al

1° turno

Ballottaggio

1° partito

Ballottaggio

2° partito

Centrosinistra 5 15 16
Centrodestra 4 23 14
M5s 0 0 1
Lega nord 1 1 3
Lista civica 1 5 8
Destra 0 0 2

Fonte: Istituto Cattaneo.

 

 

La sfida maggioritaria, almeno al Nord, ha dunque assunto una conformità assai più simile a quella di qualche anno fa, quando il M5s non era ancora forza di prima grandezza a livello nazionale. Per lo meno a livello comunale, ed esclusivamente in riferimento ai comuni qui analizzati, quella che era pronosticata come una competizione chiaramente tripolare ha visto il riaffermarsi delle coalizioni, per così dire, tradizionali (centrodestra e centrosinistra) e la marginalizzazione del partito dei cinquestelle, che perde anche l’unico comune superiore (Mira) che amministrava dal 2012.

Infine, l’ultimo tema sul quale intendiamo soffermarci ha a che fare con i risultati di lista. Nuovamente, la comparazione è doppia: sia rispetto alle comunali del 2012, sia in riferimento alle politiche del 2013. Da questo punto di vista, il Pd ha lievemente peggiorato il risultato del 2012, perdendo 1,7 punti percentuali rispetto alle precedenti amministrative, e ha fatto assai peggio che non alle ultime politiche, con 9,3 punti in meno rispetto al dato di febbraio 2013.

Il vero sconfitto di questa tornata di comunali è tuttavia il M5s, che è tornato sulle posizioni di cinque anni fa, quando ancora non si era affermato a livello nazionale quale forza politica di prima grandezza. Se, da un lato, i cinquestelle sostanzialmente ricalcano il risultato proporzionale conseguito alla precedente tornata di amministrative (avendo guadagnato appena 0,8 punti sul risultato 2012), il confronto con le politiche è d’altro canto impietoso: nelle cinque regioni qui analizzate, il calo per il M5s è infatti stato pari a 14,9 punti percentuali (dal 25,3% al 10,4%). In termini assoluti, nei 55 comuni qui analizzati i voti persi dal partito di Grillo tra 2013 e 2017 sono stati oltre 300.000.

Infine, per quanto riguarda il campo del centrodestra, Forza Italia e Lega nord evidenziano performance opposte: da una parte, FI ha infatti perso 3,2 punti rispetto al 2012 e 9,9 punti rispetto alle politiche; dall’altra, la Lega ha guadagnato circa 5 punti sia rispetto al 2012, sia in riferimento al 2013. Tra i quattro partiti maggiori del panorama nazionale, insomma, solo quello guidato da Salvini ha ragione di guardare al voto comunale 2017 come ad una sicura vittoria: non soltanto la coalizione di centrodestra si è dimostrata competitiva in quasi tutti i comuni che hanno interessato il voto, ma il più delle volte il motore di questa coalizione non è più, come un tempo, il partito di Silvio Berlusconi, ma proprio la Lega di Salvini. Che tale dinamica abbia o meno ripercussioni a livello nazionale, ovviamente, è decisamente troppo presto per dirlo, anche e soprattutto perché molte sono le variabili in gioco (a partire dal sistema elettorale) ancora da definire. Sul risultato in tutte le regioni del Nord, si veda dunque la tabella 3.
Tabella 3. Elezioni comunali 2017: risultati di lista nelle regioni del Nord (valori percentuali)

Partito Comunali 2012 Politiche 2013 Comunali 2017 Differenza 2017-2012 Differenza 2017-2013
Pd 19,5 27,1 17,8 -1,7 -9,3
M5s 9,6 25,3 10,4 +0,8 -14,9
Forza Italia 11,6 18,2 8,4 -3,2 -9,8
Lega Nord 7,0 7,1 12,0 +5,0 +4,9

Fonte: Istituto Cattaneo.

 

Scendendo poi di livello di dettaglio, e guardando alle singole regioni, notiamo che il Pd ha guadagnato 2,2 punti percentuali rispetto alle passate amministrative, ma ha perso 6,9 punti rispetto alle politiche in Piemonte. In Lombardia ha fatto registrare un saldo positivo rispetto al 2012 (+0,45), ma negativo rispetto al 2013 (-6,6). In Veneto, Friuli e Liguria il Pd ha perso, rispettivamente, 3,4, 4,8 e 5,2 punti sulle amministrative del 2012 e 10,7, 12,5 e 12,2 sulle politiche.

Il M5S ha perso più di 16 punti percentuali rispetto alle politiche in Piemonte e Veneto, ma ne ha guadagnati 1,9 rispetto alle amministrative in Piemonte e 3,2 in Liguria, dove però ha perso 15,4 punti rispetto al 2013. In Lombardia ha guadagnato 1,4 punti rispetto al 2012, ma perso 11,9 punti rispetto al 2013. Il record negativo è però stato registrato in Friuli: meno 23,5 punti rispetto alle politiche, ma solo meno 2,3 rispetto alle passate amministrative.

Per quanto concerne infine la coalizione di centrodestra, Forza Italia ha perso votanti in tutte le regioni sia rispetto alle amministrative che alle politiche: da un massimo di 12,2 punti rispetto al 2013 in Veneto, a un minimo di 1,3 punti rispetto al 2012 in Liguria. La Lega nord ha invece guadagnato in tutte le regioni sia rispetto alle amministrative che alle politiche: dal punto percentuale in Veneto ai 10,4 punti percentuali in Liguria rispetto alle politiche, dall’1,7 del Friuli-Venezia-Giulia all’8,5 sempre della Liguria relativamente alle precedenti comunali.

In definitiva, l’analisi del voto al Nord ci consente di trarre alcune conclusioni difficilmente contestabili: in primo luogo, l’astensione continua a crescere in maniera preoccupante. Il trend discendente è ormai pluriennale, e non accenna né ad arrestarsi, né a diminuire di intensità. In secondo luogo, le comunali 2017 – non soltanto al Nord, ma soprattutto al Nord – dimostrano che la coalizione di centrodestra ha recuperato una certa competitività, che la porta ad essere contendente credibile (quando non apertamente vincente) nella stragrande maggioranza dei contesti locali (del Settentrione). All’interno di tale coalizione, ed è questa la terza considerazione di carattere generale che è possibile trarre, si sono tuttavia ribaltati i ruoli rispetto al passato: è la Lega nord il partito maggiore, con Forza Italia al traino. Infine, ma certo non per importanza, le comunali 2017 rappresentano una sonora battuta d’arresto per il M5s, tuttora accreditato quale primo partito a livello nazionale. Per lo meno a livello locale, i cinquestelle dimostrano di non disporre di candidati in grado di suscitare quel consenso necessario a competere in sfide maggioritarie.

 

 

Analisi a cura di Andrea Pritoni e Marta Regalia

 

Fondazione di ricerca Istituto Carlo Cattaneo

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